Daniel Johnston, in arrivo il live album “Chicago 2017” registrato con i Tweedy

dBpm Records ha annunciato la pubblicazione di un nuovo album dal vivo di Daniel Johnston, il grande songwriter americano scomparso l’anno scorso all’età di 58 anni e protagonista di una carriera più che quarantennale.

Il disco, in uscita il 31 gennaio, si chiamerà Chicago 2017 e conterrà nove brani eseguiti dall’artista nelle sue due performance al Vic Theatre tenute a ottobre di due anni fa nell’ambito del suo ultimo tour. Non solo. Saranno presenti sul supporto anche cinque tracce registrate da Johnston insieme ai Tweedy negli studi Loft di Chicago di proprietà dei Wilco.

I Tweedy accompagnarono Johnston anche sul palco delle sue due esibizioni tenute nella capitale dell’Illinois. In ogni data del tour, infatti, il cantautore californiano era accompagnato da una diversa backing band. A Chicago toccò al gruppo capitanato da Jeff Tweedy e comprendente anche il figlio Spencer. «Di Daniel ce n’era e ce n’è uno solo – ha affermato il leader dei Wilco – avere potuto lavorare con lui e aiutarlo a suonare la sua musica è stato un grande onore per me e per la band, un onore per cui gli siamo tutti immensamente grati».

Chicago 2017 uscirà in versione limitata a 2.000 copie esclusivamente in formato vinile. I proventi del disco – spiega JamBase – saranno devoluti all’organizzazione no profit Hi, How Are You Project (HHAY), supportata in passato dallo stesso Johnston e ora dalla sua famiglia. «Jeff Tweedy e i Wilco sono stati per anni incredibili ambasciatori della musica di Daniel – ha spiegato il direttore e cofondatore di HHAY, Tom Gimbel – Tantissimi fan hanno scoperto Daniel grazie alle cover e alle interviste di artisti importanti come i Wilco, a cui siamo grati. Credo che questo nuovo live rappresenti al meglio la scaletta dello show, grazie soprattutto a Jeff e alla sua band, nonchè ai loro premurosi arrangiamenti. Sono contentissimo che questo spettacolo sia stato registrato con così tanta cura. Sarà qualcosa che i fan potranno apprezzare per sempre».

Il timido songwriter, lungo una carriera iniziata alla metà degli anni ’80, si è dimostrato autore influentissimo, prolifico, non solo per quanto riguarda il cantautorato lo-fi. All’inizio dei 90s aveva raggiunto lo status di cult-hero per gente come Kurt CobainSonic Youth, Butthole Surfers, Jad Fair e Mark Linkous, poi è diventato qualcosa di più universale, un musicista amato da una vasta umanità di persone tra cui ci contiamo tutti. Ascoltare la sua musica, scriveva Stefano Solventi qualche anno fa, è come «sintonizzarsi per caso sulla frequenza malferma del pianeta accanto, altro tempo altra dimensione, dove stupore e dolore danzano dentro lo stesso respiro», così come le sue canzoni, una volta bucato il confino dell’autoproduzione su cassetta, hanno acquistato da subito un’immediatezza irresistibilmente efficace e vulnerabile così come il suo autore ha conservato quel fragile, irriducibile mistero, uno status di incompatibilità nei confronti di qualsivoglia appianamento o standardizzazione» (Lost And Found).

Imprescindibile per conoscerne l’arte è The Devil and Daniel Johnston, il film del regista indipendente Jeff Feuerzeig, un disincantato ritratto del musicista e dell’uomo Johnston tra vicende biografiche e problematici trascorsi legati alla malattia mentale. A seguire, un estratto di Chicago 2017, il brano Worried Shoes:

16 Gennaio 2020 di Valerio Di Marco
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