Greta Van Fleet. Altri cliché anni ’70 nel nuovo singolo “My Way, Soon”

I Greta Van Fleet sono tornati...

Nella settimana in cui è morto Eddie Van Halen qualcuno, in evidente smania da protagonismo social, si è addirittura lamentato che sì, va bene il talento, ma quel suono così anni ’80 nel 2020 anche no. Curioso, perché poi venerdì 9 ottobre è uscito un nuovo singolo dei Greta Van Fleet, band seguitissima che della carnevalata d’antan ha fatto ormai il suo marchio fabbrica, e chissà se quel qualcuno con l’orecchio proteso al domani non consideri anche lui la band del Michigan come il futuro del rock.

La nuova canzone s’intitola My Way, Soon (il videoclip ufficiale lo potete vedere nel link di seguito) ed è, manco a dirlo, l’ennesima riproposizione di cliché anni Settanta tipica del repertorio dei quattro statunitensi. L’unica novità, se così possiamo chiamarla, è la presenza di un suono leggermente più sporco rispetto al passato, più garage forse (magari piacerà a Jack White, che l’anno scorso per loro ha speso belle parole). Per il resto, gli ingredienti classici di quella che l’ex Porcupine Tree Steven Wilson l’anno scorso ha ribattezzato la versione boy band dei Led Zeppelin paiono esserci tutti: riff di chitarra portante, cantato à la Plant, melodia dall’impatto subitaneo. Ma niente per cui stracciarsi le vesti, secondo noi, anzi tutt’altro.

Riguardo al pezzo, ha dichiarato il cantante, Josh Kiszka: «Questa canzone è stata ispirata dai tre anni di tour e dalle vie che ci ha aperto. Questa è la mia verità, quello che provo pensando ai nostri viaggi, ma so che riecheggia delle esperienze e dei cambi di prospettiva che riguardano anche Jake, Sam e Danny». Il batterista della band, Danny Wagner, ha invece spiegato: «La nostra definizione di “normale” si è ampliata molto nel corso degli ultimi due anni, e ha ci influenzato come musicisti, specialmente nella scrittura e nella registrazione di questo nuovo album. Abbiamo realizzato che, mentre stavamo crescendo, ci siamo dovuti proteggere da tante cose, di cui eravamo all’oscuro. Quando siamo stati gettati dentro questo mondo immenso, inizialmente è stato un po’ uno shock culturale.

«Abbiamo visto come le persone vivano in diverse parti del mondo – ha aggiunto il bassista Sam Kiszka, fratello del vocalist – e abbiamo sviluppato un rispetto reale per le differenti culture e genti. Siamo passati dal guidare lungo un’autostrada per esibirci e vedere baraccopoli senza fine a San Paolo in Brasile, a suonare in alcuni dei posti più ricchi della Terra». Infine, di nuovo il frontman: «Abbiamo visto tantissimo – culture, persone e tradizioni tutte differenti – ma abbiamo capito anche quanto noi siamo simili a queste società così lontane da noi. Mi ha sorpreso constatare quanto siamo vicini in questo senso».

Ricordiamo che l’unico album dato finora alle stampe dai GVF è Anthem of the Peaceful Army, pubblicato a ottobre 2018 e recensito su SA da Riccardo Zagaglia. A dicembre 2019 la formazione aveva annunciato l’arrivo di un nuovo lavoro per l’inizio del 2020, cosa che non si è verificata e che non ci ha resi particolarmente tristi.

Tracklist