Diciamocelo, quella delle persone che smanettano tutto il tempo con i loro cellulari durante i concerti è un po’ una piaga. Intere canzoni con le braccia alzate a girare video che non rivedranno mai o a scattare foto che il più delle volte saranno di qualità così modesta da essere cestinate. Il tutto a scapito di chi sta dietro di loro e il concerto vorrebbe goderselo senza doversi far venire il torcicollo per riuscire a scorgere quanto avviene sul palco.
E anche dalla prospettiva degli artisti che su quel palco si esibiscono, non dev’essere un bello spettacolo trovarsi di fronte un tappeto di gente che, invece di godersi lo show e viversi l’emozione senza filtri, preferisce trafficare con i propri marchingegni elettronici tascabili. Tanto che qualcuno, di recente, ha provato a risolvere la questione in modo drastico (ma quanno ce vo’ ce vo’, dicono a Roma): è infatti di non molto tempo fa la notizia che in un festival in Scozia è stato vietato l’uso degli smartphone all’interno della venue. Gli spettatori, all’entrata, erano obbligati a far sigillare i loro device in modo da non poterli utilizzare durante lo show, e solo alla fine dello stesso potevano rientrarne in pieno possesso.
Ora però, un altro colpo alla dipendenza da cellulare arriva, di nuovo, direttamente da Jack White. Il leader dei Raconteurs – coi quali è in procinto di pubblicare il nuovo album Help Us Stranger (recensione su SA di Elena Raguei) – è da tempo schierato contro i maniaci dei social e in un’intervista a Channel 4 News, ha sparato ad alzo zero contro l’odiosa abitudine di interagire con apparecchi elettronici durante gli spettacoli.
“If you can’t just put that [mobile phone] down for an hour and experience life in a real way, that’s sad.”
Musician Jack White talks about why he doesn’t own a mobile phone and why he’s banned mobiles from his concerts, in the latest Ways to Change the World podcast. pic.twitter.com/hFkSQI9hTr
— Channel 4 News (@Channel4News) June 19, 2019
«Se non riesci a mettere giù quel telefono per un’ora e goderti un’esperienza di vita in modo reale, è triste», ha affermato il musicista, che poi ha aggiunto: «Per uno come me, uno dei pochi che non possiede un cellulare, è piuttosto divertente camminare per strada e vedere tutti quelli che fanno questa cosa (mimando una persona a testa bassa sul proprio apparecchio). Non ne ho mai posseduto uno, quindi sono una anomalia. A me paiono tutti stupidi. Però mi dico: “Comunque sia, è la loro vita”. Chissà? Forse d’ora in poi questo è il modo in cui tutto sarà. Non ne ho idea e nessuno lo sa davvero. Forse sarà un impianto. Probabilmente si trasformerà in un microchip dietro il nostro bulbo oculare o qualsiasi altra cosa».
White ha anche parlato della sua decisione di vietare pure lui l’uso degli smartphone durante i concerti dei Raconteurs anche dell’attuale tour: «All’inizio pensavo che fosse un grande progetto artistico, per vedere se la gente avrebbe pensato che fosse divertente o interessante o anche solo una nuova esperienza. Quasi come fosse una stanza di fuga o qualcosa del genere, una cosa come: “Ehi, non sarebbe divertente se facessimo questo spettacolo e dicessimo a tutti che non possono usare i loro telefoni?”. Pensavamo che forse all’inizio la gente si sarebbe arrabbiata abbastanza da chiedere la restituzione dei loro soldi oppure poteva essere che sarebbe successo qualcosa di interessante». E infatti, qualcosa d’interessante è accaduto: «Con mia sorpresa e con sorpresa di tutti, tutti hanno apprezzato questa cosa. Ormai lo facciamo da oltre un anno, è stato scioccante vedere quanto la gente lo apprezzi. Fa sorgere grandi domande come: “Quindi hai bisogno di qualcuno che ti dica che non puoi usarlo per non usarlo?”. Che tristezza, è piuttosto triste. Di nuovo, è facile per me dirlo perché non ho questa dipendenza».
Il compositore arriva anche a paragonare la dipendenza da smartphone a quella dall’alcool: «Se non puoi scegliere di smettere di bere per un giorno, vuol dire che sei succube, è una cosa triste. È la stessa cosa, se non riesci a staccare per un’ora e vivere la vita in modo reale, è triste. Ed è forse anche più triste che ti sia stato detto di farlo. Che da solo naturalmente non l’avresti fatto. Una buona parte, per il 90% della gente è come fosse, “Guarda cosa sto facendo che tu non stai facendo”. È competizione, voyeurismo, gelosia, quelle sono caratteristiche umane davvero superficiali. Coraggio amico. Non è come se la gente dicesse, “Ho appena visto il miglior film della mia vita” o “Ho appena ascoltato la poesia più bella”. Mostra che se non sta succedendo in quel momento non ne vale la pena. È davvero un’assurdità. È anche triste».
Su queste pagine trovate la recensione anche del precedente album – datato 2008 – Consolers Of The Lonely, a cura di Antonio Pancamo Puglia, senza dimenticare quella di Boarding House Reach, l’ultimo lavoro solista di White, firmata da Fabrizio Zampighi.
