• Dic
    21
    2018

Album

Epic records

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La carriera di 21 Savage fin qui si era assestata su una china abbastanza monodimensionale, utilizzato per lo più come featurer capace di dare un tono in più – e abbastanza standardizzato – al pezzo altrui. Valido ma abbastanza monocromatico, vedi ad esempio Without Warning in cui insieme a Offset veniva usato per farcire i tentativi ambientali del Metro Boomin di turno. 

I Am > I Was è invece sin dal titolo un lavoro che rivendica orgogliosamente la legittimità da parte sua di ambizioni più coraggiose. Il giro in cui si inserisce è un po’ a metà tra tutto quel filone di crooning urbano black pensoso e maudit à la The Weeknd da una parte, e una trap più bastarda e coraggiosa dall’altra; quella dei vari Die Lit di Playboi Carti, Testing di A$AP Rocky, MUDBOY di Sheck Wes e i radicalismi di JPEGMAFIA (Veteran). È una maniera che finalmente gioca un po’ a sporcarsi e contaminarsi, marcendo e (re)innovandosi. 

La palette qui è sicuramente ampia, con un piede in soluzioni più a la page e anche qualche classicismo da Dilla che va a pescare il campionamento curioso, magari dal sapore prettamente soul: è il caso dei crepuscolari chitarrismi (out for the night) riesumati addirittura dal Santana di Samba Pa Ti, o dei vocalismi dell’iniziale a lot. Non mancano poi i banger da club (a&t, illuminante acronimo per «ass and titties») e martellate ben assestate (good day con I vecchi leoni Project Pat e Schoolboy Q). Su tutto si staglia un flow che funziona e regge alla grande sia groove più languidi e con un tiro bello “laid back” come ball w/o you che episodi più serrati (4L, l’ottima letter 2 my momma). Si raccontano i soliti quadri da strada, ma letti in una chiave abbastanza personale che, se non schiva il cliché, quantomeno lo rielabora con una certa eleganza. 

Quello che non permette al disco di entusiasmare fino in fondo è un’eccessiva lunghezza e la presenza di qualche numero non troppo ispirato: gun smoke è puro mestiere col pilota automatico inserito su un beat strinato il giusto, così come ormai risaputi sono i flauti surgelati che fanno da sfondo al duetto con Offset in 1.5 e alla più pensosa can’t leave without it; pad lock è superflua e fin troppo soporifera, e non esalta neppure all my friends (con Post Malone a spalmare le sue solite melodie liofilizzate). Stanti queste riserve, sicuramente il bilancio complessivo parla di un importante passo avanti per 21 Savage, e di un disco che tutto sommato convince. 

15 Gennaio 2019
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