• Mag
    25
    2018

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RCA

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A$AP Rocky anche questa volta continua a fare un po’ quello che gli pare, solo che lo fa anche un pochino più del solito. Già il titolo è tutto un programma, e in effetti anche lungo la tracklist non è che il rapper di Harlem faccia troppo l’ermetico. Tipo quando in Distorted Bass ripete il titolo della canzone ad oltranza sopra – pensa un po’ – a dei bassi distorti. È chiaro che i due dischi cui inevitabilmente sarà relazionato questo Testing saranno Die Lit di Playboi Carti e DAYTONA di Pusha T. Il parallelo con il primo è immediato, con la parola chiave “sperimentazione” da spendere prontamente. Il riduzionismo di Rocky è però meno brutale dell’asciutto minimalismo di Carti, e anzi prova esplicitamente ad ammantare la sua tipica psichedelia a tinte fosche di una patina ancora più arty. Nel senso di un feeling reciproco tra hip hop e arte “alta”, ecco che rientra in gioco Pusha T e in generale tutta la cricca GOOD Music: chi più di chiunque altro se non Kanye ha indagato ambiziosamente le possibilità dell’hip hop di elevarsi contaminandosi con infiltrazioni concettuali alt(r)e? 

A$AP piega insomma il suo hip hop a prestarsi praticamente a ogni cosa che gli passi per la testa: campiona Porcelain di Moby in A$AP Forever, saltella tra sfocate dissonanze in Tony Tone, giocherella con l’ormai da chiunque abusato flautino zufolato nella divertente Praise the Lord con il sempre più prezzemolino Skepta. Riflette sull’hip hop di ieri che ha plasmato quello di oggi, vedi  lamore per il rap del Dirty South, con Memphis polo prediletto: Gunz N Butter campiona Project Pat aggiungendoci un feat. di Juicy J (che già compariva nel pezzo originario) ma strizza l’occhio anche ad Atlanta con una comparsata di T.I. in A$AP Forever. Il flow si conferma in crescita, seppur i testi raramente regalino linee particolarmente memorabili. Certo, se si esclude il miglior riassunto di carriera possibile candidamente tratteggiato in OG Beeper: «My whole life I just wanted to be a rapper / Then I grew’d up and the boy became a rapper». La sensazione complessiva dell’operazione potrebbe facilmente esaurirsi in un «e quindi?» che ne denunzierebbe facilmente la pretenziosità fine unicamente a sé stessa.

Tuttavia è innegabile che nell’ondivago e onnivoro girovagare di Rocky, gli episodi esaltanti non solo non manchino, ma abbondino addirittura: gli oltretombali e suadenti bassi di Fukk Sleep, la notturna ed estiva chitarra di Calldrops, Kids Turned Out Fine e Changes, e i synth e gli echi di Buck Shots. E poi ancora l’inaspettato crepuscolo jazzato di Brotha Man, l’asciutto minimalismo di OG Beeper e i fantasmi g-funk di sfondo a Hun43rd. A fugare ogni dubbio residuo, la conclusiva Purity con Frank Ocean. Un pezzo che sugella la scaletta e che sembra chiedersi: «può Testing essere legittimamente considerato il Blonde di A$AP Rocky? Probabilmente la risposta è sia sì che no. Perché è bello vedere (e sentire) un peso massimo come Rocky che abbia voglia di cazzeggiare creativamente in totale e serena libertà fregandosene bellamente di intascare quanto potrebbe, ma allo stesso tempo la sperimentazione qui è fine anziché mezzo. Certo, può anche bastare così. 

31 Maggio 2018
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