• Nov
    17
    2014

Album

Modern Love

Add to Flipboard Magazine.

Alison Skidmore e Andy Stott hanno inaugurato un sodalizio artistico particolare in Luxury Problems, un disco che portava i cavernosi 11obpm del producer mancuniano in un territorio di chiaroscuri dream e gotici, e dunque richiamava una tradizione britannica di lungo corso con i vari rimandi a 4AD, Cocteau Twins e Dead Can Dance del caso. Stott del resto, fin dall’inizio della sua produzione sulla lunga distanza non ha mai dimenticato di curare gli spazi e i pensosi stati d’animo che voleva esprimere, una dimensione scolpita nei grigi e nelle ombre, tinta di sottile romanticismo o avvolta di onirico torpore, magari anche rappresentata in noir come la copertina di Merciless. Un mood che è stato via via scandito da una bituminosa techno, mai davvero minacciosa, piuttoso alla ricerca di una terrigna catarsi. Ci viene naturale pensare che siano sempre stati questi gli ambienti e i ritmi che hanno accompagnato e sublimato la vita del mancuniano mentre lavorava in fabbrica e verniciava le automobili per Mercedes; in verità ogni album di Sott ha esplorato ambienti, soluzioni e anche stili differenti.

Faith In Strangers è un terreno nuovo, spostato verso la forma canzone (ma neanche troppo), interessato all’uso di pattern ritmici pitchati ed ancora una volta incentrato su umori e ambienti, a partire da una evocativa apertura sinfonica, Time Away, che ci ricorda i These New Purtians di Field of Reeds. Alcune intuizioni messe in campo con Drop the Vowels (How It Was) tornano qui accompagnate dai sussurri di una Skidmore più importante nell’economia di un sound sempre gotico, giocato in distorsione e cinematografico, ma che ha abbandonato la techno dub (l’unico pezzo sul genere, non a caso, è la distorta e housey How It Was) per un campo sonoro tanto imprendibile quanto circondato da alcune delle impronte produttive del mancuniano (On Oath).

Non parliamo di un disco folgorante come è stato Luxury Problems. Stott raramente graffia, ma quando lo fa è in grado di reinventare nuove strade per il trip hop di Tricky (Violence) o regalarci della discreta new wave coi ritmi o senza (Faith In Strangers e Missing, che presentano anche un basso wave, o Science And Industry) o trovare nuovi modi per dire darkcore (Damage). Disco di transizione ma non per questo non meritevole di attenzione, anzi.

10 Novembre 2014
Leggi tutto
Precedente
Damien Rice – My Favourite Faded Fantasy Damien Rice – My Favourite Faded Fantasy
Successivo
Antony And The Johnsons – Turning Antony And The Johnsons – Turning

album

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite