• Ott
    04
    2019

Album

Jagjaguwar

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E così la ragazza si fece donna: All Mirrors è il quarto album di Angel Olsen e bisogna cominciare col dire che è il punto più alto di una carriera in ascesa. Sontuoso, epico, orchestrale; il nuovo disco dell’artista statunitense proietta il suo sound in un presente cupo che parla con toni drammatici il linguaggio di un pop vintage e, allo stesso tempo, affascinante.

Il gioco di specchi di Olsen è circolare: comincia e termina con brani di sei minuti. Lark Chance forniscono la giusta prospettiva attraverso la quale ammirare un album che, come la stessa musicista ha definito, è incentrato sulla “parte oscura” delle nostre personalità e, ancor di più, sul “credere nei cambiamenti, anche quando ci si sente degli estranei”. Teoria, quest’ultima, applicabile all’inversione di sound che All Mirrors segna: da What It Is, ancorata al passato dell’artista, a Summer, sublimazione della sua cifra stilistica, passano un paio di canzoni nella tracklist. Ma questa distanza è sostanziale se si pensa al precedente My Woman.

Se lì era la donna, e quello che significava esserlo, il tema preponderante della narrazione; nel quarto disco di Olsen prevalgono sensazioni personali universalizzate. “I’m on my own now” o “I keep movin’, knowin’ someday that I will be” sono versi ancora a un “io” narrante che, però, rivive in ogni ascoltatore ed è questo il miglior pregio di All Mirrors dal punto di vista testuale. Su quello sonoro, a testimoniare il momento d’oro (e catartico) di Angel Olsen, basta pensare alle due versioni dell’album: quella granitica e orchestrarle e quella più intima e minimale. Il risultato non cambia, perché sin dalle prima note ci si trova immersi in un liquido amniotico che protegge dalle brutture del mondo con delicatezza struggente (Tonight), morbida psichedelia (New Love Cassette) e uno spessore artistico sorprendente.

Non tutti gli artisti contemporanei si dimenano a queste latitudini, Olsen diviene così la controparte femminile dei National per la sua capacità di fondere americana e pop declinando il suo background in mille sfaccettature, piccole superfici riflettenti del nostro quotidiano, che danno nuova vita alle parole di Borges quando scrive che gli specchi hanno qualcosa di mostruoso.

3 Ottobre 2019
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