Recensioni

È tutto sommato ancora fresca nella memoria la pubblicazione di Encyclopedia of Arto, un’antologia a due facce, nel senso che sul un lato A era un classico greatest hits con il meglio della recente produzione solista di marca etno-pop e sul lato B – anche se non si trattava di un vinile ma di un doppio CD – di una performance grezza per voce e chitarra. Cuidado Madame arriva dopo questa sorta di punto a capo, a mescolare le carte sovrapponendo e mettendo insieme le diverse anime del suo eclettico titolare; più ancora dell’antologia stessa però era istruttiva la chiacchierata fatta con Arto Lindsay, in cui lui ci raccontava della collaborazione con un gruppo di percussionisti candomblé (con tutte le approssimazioni del caso quando si descrive un rito di tradizione antica e complessa in poche righe: una sorta di voodoo in salsa brasiliana) ma soprattutto del suo amore per James Blake, D’Angelo e l’hip-hop contemporaneo di Earl Sweatshirt e Kendrick Lamar.
È a partire da questo insieme di suggestioni anticipate allora, e che si ripresentano puntualmente oggi, che bisogna cominciare a parlare di questo nuovo disco. Arto Lindsay nell’anno in cui ritorna agli onori delle cronanche anche la bizzarra creatura degli Anarchic Republic of Bzzzz fa in modo che un po’ di nodi della sua carriera vengano al pettine, non per spianarli ma per intrecciarli in modo ancora più elegante e sottile: non stupisce del tutto allora ma colpisce di certo nel segno il glitch-candomblé di Grain to Grain tanto per cominciare; non è un semplice colpo ad effetto ma un lavoro di fino, l’accoppiata tra melodia folk brasiliana e hip-hop di Each to Each, così come la bossa nova moderna e globale di Ilha dos Prazeres, Seu Pai, Uncrossed. Intriga poi il funk in salsa carioca di Tangles, stuzzica la virata trip-hop scura di Deck e Vao Queimar Ou Botando Pra Dançar in cui si infilano di soppiatto brividi noise. Arto Vs. Arto recupera la radicalità atonale no wave con un numero per chitarra “on-off” e loop che fa drizzare le antenne per quel poco che dura, ma appunto ha l’unica pecca di essere un episodio estemporaneo.
Senza nulla togliere alla voodoo-lounge music e alle impeccabili canzoni, questa parte del suo DNA (scusate il gioco di parole) avremmo voluto sentirla entrare un po’ di più nel mix. Magari sarà per la prossima volta, per ora è lo sbocco potenzialmente futuribile di un disco che parla una lingua elegante, forbita, contemporanea, leggera, godibile. Dove Physicality, come la chiama l’autore, e cotè intellettuale possono andare tranquillamente a braccetto.
Amazon
