• Mar
    31
    2014

Album

Editions Mego

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Le sleeve notes recitano “Recorded on Earth, 1987-2013”. E c’è effettivamente il mondo dentro questa complessa, impegnativa ma affascinante opera (uscita per le sofisticate Editions Mego, prolifica etichetta austriaca dal cui catalogo occhieggiano Fennesz, Russell Haswell, Prurient, Oneohtrix Point Never), ultimo frutto della collaborazione di lunga data tra due luminari della scena elettronica tedesca, Atom™ e Marc Behrens.

Atom™ è il moniker principale di Uwe Schmidt, solo uno degli oltre cinquanta alias (con Señor Coconut tra i più fortunati) a cui il musicista di Francoforte trapiantato a Santiago del Cile ha fatto ricorso nella sua lunga e prolifica carriera (nel suo sito si contano 226 produzioni dal 1990 ad oggi), ma al quale si affida quasi esclusivamente negli ultimi anni per firmare le sue eclettiche produzioni. Solo per rimanere nel 2013, come Atom™ Schmidt ha fatto uscire per Raster-Noton lo splendido HD, neokraftwerkiana ode alle macchine e all’elettricità, la maestosa dilatazione wagneriana di Tristan Chord Studie, i due 12” contenenti i Radetzky Loops, decostruzione del valzer di Strauss utilizzata per un’installazione artistica, e l’EP di minimal techno Physik 1 (Ostgut Ton) in coppia con Tobias.

Marc Behrens è nome meno noto, ma anch’egli con una lunga storia di sperimentazioni sonore alle spalle, soprattutto in ambito field recordings e musica concreta. Amico e compagno di merende techno-acid francofortesi di Uwe Schmidt negli anni novanta, nel 1997 pubblicano insieme (come Atom Heart & Eyephone) l’album di abstract ambient Micropossessed. I due rimangono in contatto e, condividendo la stessa visione (“Noi postuliamo che ogni struttura musicale esista in una sorta di assenza di gravità storica e stilistica, e che quindi possa andare alla deriva attraverso le epoche”), continuano a collaborare (Behrens è nei credits di HD come additional programmer).

Frutto di 26 anni di condivisioni, appunti, frammenti, Bauteile era stato originariamente trasmesso dalla radio di stato tedesca in versioni ridotte nell’ottobre 2012 e nel novembre 2013. La versione definitiva è ora presentata in un’unica traccia, lunga più di settanta minuti, che per essere indagata obbliga ad un ascolto attento e continuo, senza possibilità di skippare.  Non si tratta tuttavia di un monolite uniforme: in esso si possono chiaramente riconoscere parti distinte (le “parti componenti” del titolo), spesso organizzate in vere e proprie songs (come ad esempio dimostrano i due estratti ascoltabili via Soundcloud sul sito Mego), collegate da un flusso narrativo che nel concatenare oggetti e frasi sonore del tutto disparate si esprime in un vero e proprio sincretismo pansonico. Bauteile è ambient non nel senso di musique d’ameublement, ma proprio come ambiente a sé stante, un’ecosistema grande quanto il mondo. E se il mondo è la tavolozza, i colori si trovano ovunque nello spazio-tempo. Domina una cosciente libertà d’azione nel processo di assemblaggio, che si sviluppa per libera dis-associazione di idee.

Proviamo a farne la radiocronaca? Il suono della puntina sul microsolco segna l’incipit. L’introduzione è ambient alla Steel Cathedrals di sylvaniana memoria, ma già a 1’30” le voci trattate e l’accordion spostano il tiro, ponendoci in territorio di confine tra Fluxus  e Nurse With Wound: a 3’20” tra i frammenti emerge per qualche secondo anche il cha-cha-cha di Señor Coconut. Qualche minuto di noise ricorrenti organico-elettronici e intorno a 7’30” comincia a prendere lentamente forma la prima suite chiaramente Atomistica, culminante a 12’50” in una voce femminile che canta straniante e dadaista “I can go strange / but I can’t go wrong / ‘cause my reason why / I’m singing this song / is you, oh you, just you, la la la”. Da 15’20” una serie di distorsioni larsen preannunciano l’allucinato hip hop “Copyright / Copyleft” (autoironico riferimento al coinvolgimento di Schmidt nell’ormai defunto progetto MACOS – Musicians Against Copyrighting Of Samples) e contenente un trip-interludio dominato dai suoni dell’armonica e dell’organo e interpuntato da effetti industrial e reminiscenze etno. A 23’50” comincia una nuova sezione, dove frasi di musica seriale post-dodecafonica (ospite il violinista portoghese Carlos Zingaro, grande improvvisatore d’avanguardia) passano attraverso hardcore e kraut (!), si risolvono in un improbabile valzer, per poi dissolversi nei suoni della natura (il bosco, lo stagno, gli animali), nella zona dei field recordings dove Behrens eccelle. E siamo solo a metà strada!
Da 35’32” comincia a prendere forma una traccia industrial techno a 120 bpm, che nel suo procedere a singhiozzo trascina con sé disparati detriti noise. A 44’18” parte un nuovo Bauteil, incentrato su un folle indie-rock che mette insieme i Faust e i Dandy Warhols (“We are born that way”). A 48’34” si rompono tutti gli schemi, ed è la festa di tutti i suoni del mondo naturale, elettronico, musicale: un continuum di risonanze glitch, field, free jazz, swing, dub reggae, industrial metal, un moog debussiano alla Tomita, synth pad trance, drum machines, un’anziana suonatrice di cetra, l’elettroacustica sperimentale degli anni ’60, un basso slappato funky. Sipario.

Navigazione a briciole di suoni: un flusso narrativo di puri significanti senza significato, affastellando registri ipercolti e popolari senza intenti enciclopedici. Bauteile è opera importante, che merita attenzione ed è in grado di appagare le orecchie più esigenti. Astenersi perditempo.

6 Aprile 2014
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