• Apr
    06
    2018

Album

Atlantic Records

Add to Flipboard Magazine.

Non si fa in tempo (letteralmente) a finire il secondo Culture che dallo stesso giro arriva ora l’esordio di Cardi B. Poteva rivelarsi una meteora dopo lo sconquasso provocato con quel singolo, e invece un marketing ineccepibile ha dato subito un bel giro di vite al fenomeno. Già nel video di Bodak Yellow il look sfoggiato prevedeva tutina in latex e lepoardo domestico ad accompagnare, dromedari sullo sfondo e lo spettro dei Migos a pippare dietro le quinte. In generale tutto il suo immaginario è abbastanza femdom, vedi anche la cover del mixtape Gangsta Bitch Music Vol 1 dove un servizievole signorino posiziona la cabeza tra le gambe di Cardi, anche se non ci è dato sapere cosa stia facendo lì di preciso. Un posizionamento accurato e calcolato che la colloca grossomodo dalle stesse parti di una Cupcakke al fine di ribaltare i soliti stereotipi machisti del rap. Qualcosa che resta sì da elogiare, ma facendo attenzione a non farlo aprioristicamente. Insomma, perché tanto chiasso?

Era da Lauryn Hill che non succedeva eccetera eccetera, ok. Il fatto che sia una rapper donna e abbia pure un retaggio etnico bello variegato ha sicuramente aiutato. E spingerla, per una qualsiasi testata musicale, fa molto progressista. Senza scadere nella retorica, è evidente che Cardi B rappresentava la scelta obbligata da cavalcare per l’hip hop in rosa del 2018, con una strada davanti praticamente spianata dalla concorrenza: la Minaj è in evidente impasse, e gente come Iggy Azalea o Azealia Banks sembra troppo impegnata ad auto-sabotarsi. Con i Migos assurti allo status di intoccabili prezzemolini del trend, a loro volta occupati a saturare il mercato della trap su major vomitando uscite mastodontiche, Invasion of Privacy capisce l’antifona e, restando comunque legato al giro di Quavo e cuginanza (Offset sarà padre di suo figlio/a), gioca la carta della compattezza.  

Ecco allora 13 tracce, tutte bangers cazzute e potenziali singoli, in cui a sprazzi si osa anche qualcosina. Si va dai loop di inedia di Bodak Yellow a missili trappari già hit (Drip con i Migos), passando per ballate più morbide (Ring e Thru Your Phone). Arriva poi l’esplicitazione definitiva delle sue latinità nella speziata I Like It, e si vagheggia perfino una bossa nova in Be Careful, dove Cardi prova anche a cantare un ritornello (e a tratti funziona pure). C’è poi qualche ridondanza e ci sono un paio di autoplagi (Money Bag è un po’ pleonastica dopo Drip e Bodak Yellow), e alcune scelte stantie come le sirene dell’iniziale e narrativa Get Up 10. Il flow invece, plasticoso e bello dritto, è patinato ma tutto sommato convince, e in qualche frangente arriva persino a ricordare vagamente Eminem nella scansione e nelle strutture di accenti. Per lo più gioca a fare la grossa come fanno i maschi ma sbandierando di essere una donna, talvolta la spara abbastanza grossa («I’m like Big Pop’ mixed with 2Pac») e va bene così. È un prodotto ben fatto, che ha ben chiaro dove andare a parare e sicuramente le vendite le daranno ragione. Molto più adulta e costruita di una Princess Nokia, molto meno parossistica – e quindi più vendibile – di una Cupcakke, Cardi è sicuramente il personaggio femminile che il mainstream (trap, hip hop e via a seguire) cavalcherà nel 2018. Vedremo quanto durerà.

12 Aprile 2018
Leggi tutto
Precedente
Lil Xan – Total Xanarchy
Successivo
Sonic Boom, No Joy – No Joy / Sonic Boom

album

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite