• apr
    01
    2010

Album

Leaf

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Ci aspettavamo un nuovo capitolo della saga kraut-psych ad alto contenuto ritmico, aggiornata magari a una scrittura ancor più fluida e matura,  ed invece Dan il canadese più amato dalla Leaf, seguendo parallelamente le linee guida dell’amico fraterno Kieran Hebden, ha preferito intendere Andorra come un capolinea di tutto un percorso intrapreso sicuramente con The Milk Of Human Kindness, album con il quale si era fatto conoscere e valso l’appellativo di gentle-tronico, il ragazzo dall’elettronica gentile.

Allo stesso modo di There Is Love In You, la svolta di Swim introduce l’elemento ballabile unendolo a quello ipnotico, combinando così kraut e minimalismo. Ad differenza di un Four Tet dritto sulla rotta trance più minimal tracciata dall’altro amico James Holden, Snaith preferisce tenersi il pop come metro con il quale misurarsi i vestiti, scegliendo persino di buttarsi negli eighties più synth con il singolo Odessa, brano di punta di un look che non rinnega né certo white soul (e funky nei ritmi) né una posa dancefloor doppiozero à la Erlend Øye (presente anche in Leave House). In Swim però c’è soprattutto altro come i ritmi para DFA di Bowls o i citati modi trance che sublimano in Sun, brano chiave per l’altra importante lezione messa in circolo che è l’idm-ravetronica, Orbital in primis, Underworld dopo, e più indietro l’old school chicagoana.

Dan è fresco e appassionato alla materia sonica come non lo sentivamo dai tempi di Up In flames, un lavoro che siglò a inizio Duemila la cosiddetta folk-tronica. Ora occorre che qualcuno scovi un termine nuovo per questo movimento in fieri che finalmente guarda oltre il copia/incolla Ottanta. Sentiamo un po’ che farà l’altro guru delle contaminazioni extra-dance, Matthew Herbert, e per il momento godiamoci questo bel viaggio intelligent di gran gusto che, attenzione, non rinnega niente: né lo psych né il jazz (Hannibal) né l’indie né Nick Drake.

26 Marzo 2010
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