Recensioni

Ceramic TL è il nuovo progetto di Dave Psutka, noto soprattutto come Egyptrixx (alias con il quale il producer ha sintetizzato alcuni dei capitoli tra dance music, black metal e ambient più interessanti di casa Night Slugs assieme al paradigmatico Classical Curves di Jam City) ma anche attivo su versanti più rock e folk con il duo psichedelico Hiawatha e con la produzione di Anamai, progetto dell’amica Anna Mayberry. Cambiato l’abito, la perlustrazione distante dall’uomo di un evo post-internet virato su elementi basali quali terra, acqua, aria e fuoco – Transfer of Energy [Feelings of Power] – trova qui un nuovo approdo concettuale/terminale dove «il cataclisma ambientale non è più una speculazione ma è già accaduto».
La definizione è dello stesso Psutka che, attraverso la press release e varie interviste rilasciate in rete, ha spiegato nel dettaglio cosa abbia animato e cosa rappresenti il suo esordio sotto il nuovo alias, Sign Of The Cross Every Mile To The Border, un album che già dal titolo richiama alla mente la passione di lungo corso per Sunn o))) e il black metal, e che si risolve in primis in un noise-ambient «materico e fisico» in cui convivono (accidentali?) brandelli del white noise à la Rhys Chatham e Glenn Branca (opportunamente trattati digitalmente) e elementi di classico industrial come campane e metalli di neubatiana e harrisoniana memoria. Il disco è quindi un ritorno a certo isolazionismo 90s, all’harsh noise digitale dei 00s (l’opener I Attached To And Pored Over, dove una puntina di un giradischi sembra girare su un piatto di ceramica con effetti traslucidi e spiraliformi), ma non mancano agganci narrativi che assumono la forma della synth organica che ha reso paradigmatica la produzione di Arca (la title track).
Anche per questo lavoro la parte dei visual ha ricoperto pari importanza rispetto a quella musicale. Per Sign Of The Cross Every Mile To The Border Psutka ha assoldato la fotografa e illustratrice Marlen Keller – autrice di alcuni warping digitali non lontani da quelli di Jesse Kanda – per creare una selva di piante digitali dai colori acidi e sfondo nero come la pece, eppure non è dato sapere come il portato del suo lavoro si sposi con «la visione assieme personale, geografica, lato media o geo-politica» di un cataclisma già avvenuto, e dunque rappresentabile empiricamente, perché sotto i nostri occhi, ma tant’è.
Da ascoltare ad alti volumi, in cuffia o con un impianto adeguato, l’esordio di Ceramic TL s’inserisce nell’ombrello delle produzioni power ambient del 2014 (vedi Ben Frost), scarnificandone gli elementi basali, rinunciando completamente alla componente clubbista e navigando a vista tra stasi paniche in zona Swans, Sunn o))) e Lull (Mick Harris), modulazioni in potenza di feedback e noise, tentazioni di narrative cyber o post-industrial (Our Leverage…) e puntillismo hi-tech (It Looks Like…). Per Psutka questo disco si risolve in una semplice meditazione su un cataclisma già accaduto, ma non è detto che ascoltarlo meditare sia di per sé altrettanto avvincente.
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