Recensioni

Arrivati dal Texas per approdare a Brooklyn, emersi dalla tradizione dream pop e slowcore, reincarnazione della Mazzy Star di Fade Into You o dei siderali Cocteau Twins, i Cigarettes After Sex pubblicano l’atteso album d’esordio sulla lunga distanza dopo cinque anni di lavoro e di labor limae, e dopo aver attirato l’attenzione soltanto con pochi singoli e un EP uscito nel 2012. Nell’ultimo anno, in particolare, la band ha collezionato numerosi sold out all’interno di un tour mondiale, riuscendo nel contempo a mantenere uno status schivo ed autentico, conquistandosi un vasto pubblico non solo per merito di testi poetici e malinconici, ma anche grazie a un immaginario sinestetico fondato sull’opposizione del bianco e del nero, quel “gris moyen” tutt’altro che piatto ma emblema delle molteplici sfumature emotive che la musica di Greg Gonzales, leader della band, vuole comunicare.
Sia con i precedenti singoli che con l’album omonimo, i Cigarettes After Sex sembrano inserirsi in quella «vertigine retromaniaca nella quale volenti o nolenti siamo avvitati tutti, band, discografici, critica, pubblico» (parole di Pifferi), quella retromania che, ad esempio, ha fatto la fortuna degli Slowdive nel momento del ritorno. Ma la band newyorchese mescola la ripresa del passato dream a un pop malinconico che esce dallo steccato delle canzoni d’amore in chiave femminile (Lana Del Rey, Adele), per riscoprire una dimensione delicata e onesta dell’amore maschile, ma non per questo senza carnalità, visione che Gonzales dice di aver tratto, oltre che dalle proprie esperienze, anche da un libro di poesie di Richard Brautigan. Non che la sua voce, sensuale ed eterea, non celi un aspetto morbidamente androgino, perfetto per focalizzare il sentimento amoroso all’interno di una cornice onirica e riflessiva: così in K., brano risalente al 2011, osserviamo l’aspetto sensuale e sincero di un legame appena nato, mentre in Each Time You Fall in Love riviviamo l’insoddisfazione di rapporti amorosi mai decollati, o il primo periodo di una relazione in cui ancora non si è certi di pronunciare le fatidiche parole con l’apostrofo rosa, che qui è bianco e nero, come bianche e nere sono la copertina minimale dell’album o le cover dei singoli, opere fotografiche del surrealista Man Ray. E se nel brano Flash troviamo un cigno bianco («You’re the white swan in the photograph»), in K. questo si contrappone all’immagine di una ragazza vestita totalmente di nero: la poetica della luce e dell’ombra, del notturno, à la Joy Division, non si traduce in veri e propri videoclip (che la band non ha ancora realizzato) ma nella ripresa (in termini musicali e testuali) di quell’atmosfera nebbiosa che avvolge la penombra della fotografia argentica e dei film d’epoca.
Nei riverberi delle chitarre e nella voce sognante troviamo la cifra distintiva dei Cigarettes After Sex, timbro inconfondibile di una musica fosca, dai riff pop e lenti (Flash e Sweet), molto slowdiviani, quasi jazzati à la The Mills Brothers (per la batteria, in particolare), minimali, che si accompagnano al fragile mormorio dei testi, talvolta però smaccatamente lirici, ai limiti di una melodicità languida che alla lunga potrebbe stancare. È una musica diretta e gracile, ma solida dal punto di vista strutturale. Ogni elemento sembra preponderante ma in realtà nessuno lo è, perché tutto si amalgama perfettamente in un puzzle, in cui anche la pausa di silenzio non è priva di senso ma gioca il ruolo dello spazio bianco in una pagina di un libro di poesia, evocando momenti di quiete e placido distacco. I Cigarettes confezionano un disco in linea con le aspettative e che trascina, vorticosamente e ipnoticamente, indagando aspetti delle relazioni umane altrimenti disattesi.
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