Recensioni

5.5

È fin troppo facile etichettare il pettinato trend indie pop/rap come una delle piaghe che affliggono la musica italiana, un qualcosa che va a braccetto con Lo State Sociale e i Thegiornalisti oppure molto più semplicemente che stanca dopo due pezzi. Possiamo chiamarlo indie hip pop se vi piace, e oltre a tante uscite evitabili un po’ di buono c’è anche stato. Pensiamo a Mecna, Dutch Nazari, mettiamoci pure il Ghemon di Orchidee e i recenti e patinati Carl Brave x Franco126, ma la cosa in fin dei conti era partita dal “tradimento” di Neffa.

Questa premessa un po’ didascalica semplicemente per chiarire che da queste parti non lo demonizziamo a prescindere, strada che sarebbe agile (e spesso anche legittimo) percorrere. Senza fare gli integralisti old school, quindi, la svolta pop di Coez (con questo ormai tre dischi fa) ci poteva anche stare. In Faccio un Casino la direzione non è però del tutto chiara: ci sono pezzi come Still Fenomeno e Occhiali Scuri (quest’ultima con Gemitaiz e un evitabile e pedissequo scimmiottamento dei Run the Jewels) che sembrano buttarla sul comeback alle rime “dure”. Poi invece arrivano la title track e la minimale ballad E Yo Mamma, che calcano la mano sul pop puro e semplice. Non a caso il produttore è Niccolò Contessa de I Cani, e spesso si sente.

Tirandone le somme, pur senza grande coe(ren)z(a) interna, il disco a sprazzi funziona. Niente di più, e magari non sempre: un paio di pezzi inutili o proprio evitabili (lo stantio house-pop di Delusa da Me), qualche linea un po’ risaputa e banalotta che neanche il peggior Baricco («vorrei portarti al mare, anzi portarti il mare») e qualche bella melodia indovinata (La Musica Non C’è). Non dà fastidio, ma forse se ne poteva anche fare a meno.

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