• apr
    28
    2017

Album

Kartel, 52Hz

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È un continuo vorticare di loop di sax, rigorosamente privi di overdubs e manipolazioni ex-post, fiumi di fiato che si inseguono e rincorrono per costruire cattedrali sonore che hanno insieme la forza granitica dei polmoni d’acciaio del canadese ma anche la leggerezza eterea e la costante fluidità delle piccole, continue variazioni sul tema. È anche una nuova prova dogmatica elaborata dal canadese, sempre interessato a una performance live in studio che spinga oltre i propri limiti fisici e, al contempo, trasformi, adegui, sospinga un passo oltre le potenzialità del proprio strumento, insieme elemento ritmico e solo guidante, così come la propria “poetica” fatta di riscritture, revisioni, riattualizzazioni continue e organiche al proprio corpus compositivo.

Dopo l’ottimo Sorrow, Stetson torna dunque alle composizioni originali e si riconferma ad altissimi livelli con questo All This I Do For Glory, sorta di riflessione ed esplorazione su ambizione, lascito, dimensione post-morte elaborata nel corso degli anni tra la prima uscita della trilogia New History Warfare e il lavoro a quattro mani (e due cuori) Never Were The Way She Was condiviso con Sarah Neufeld. Con in mente referenti per lo meno bizzarri visto il milieu in cui si è formato e in cui si muove con la propria musica – l’elettronica dei primi anni ’90 sub specie Aphex Twin e Autechre viene citata come sorta di ispirazione nella press –, Stetson sembra spingere oltre la propria strumentazione anche in una chiave “ritmica” che è, probabilmente, la maggiore innovazione che questo lavoro porta in dote. Between Water And Wind, ad esempio, la breve e nervosissima In The Clinches, l’iniziale All This I Do For Glory e la straniante Like Wolves On The Fold (con queste ultime che manifestano appieno quel senso di lavorio interno alla propria poetica cui si accennava in precedenza, riprendendo “riff” da To See More Light) vivono di questa (relativamente) nuova modalità, col sax (iper-microfonato as usual) trasformato in una specie di drum machine epilettica, oggetto sonoro oltre le caratteristiche originarie, mentre le cifre di sax si reiterano allo sfinimento, divenendo ipnotiche e ossessive, sempre in bilico tra una personale forma di minimalismo circolare e reiterato e un cromatismo umbratile e notturno.

A chiudere l’album, la lunga chiosa affidata alla suite The Lure Of The Mine, tentativo riuscito di innalzare ancor di più l’asticella di un album già notevole tramite un tour de force che è un saliscendi emotivo continuo, tra momenti di apparente quiete e parti sincopate, strappi e riflessioni, stratificazione e linearità. All This I Do For Glory è la summa dello Stetson-pensiero e probabilmente già il punto di partenza per la nuova ricerca di una gloria che, per quel che ci riguarda, è stata già ottenuta da tempo.

28 aprile 2017
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