Recensioni

7.2

«If I’m a storyteller, It’s because I listen»: lo disse una volta parlando di sé John Berger, poeta, giornalista, critico inglese. Sembra che anche il giovane Colombre sia un grande ascoltatore, perché il suo talento nel raccontare la vita che (gli) capita è una delle caratteristiche più interessanti di Pulviscolo, un debutto piccolo, della durata di appena 25 minuti, ma sufficiente a delineare l’esoscheletro cantautorale del musicista marchigiano. In un periodo di grande fermento per la scena dei cantautori indipendenti, fra profili diversi e stili mutevoli, la personalità di Colombre prende una direzione artigianale, che profuma di manualità ed emancipazione senza compromessi: nel bene e nel male, la musica spesso viene consumata in maniera distratta, e questo disco, fatto di piccole grandi canzoni d’autore, necessita di una cura e di un ascolto particolari. Colombre, al secolo Giovanni Imparato (voce e chitarra dei talentuosi e caleidoscopici Chewingum) non è l’ennesima bella scoperta nel panorama indi(e)pendente italiano, ma una conferma che arriva dagli anni Duemila, quando con i Chewingum tentava di scandagliare l’idea di un funky in italiano godibilissimo e testualmente visionario. Oggi Imparato lascia gli ormeggi sicuri del trio e salpa in solitaria, per un nuovo futuro, verso un nuovo mattino, da cui non si può certo tornare indietro, come canta in Pulviscolo.

Il Colombre, il mostro marino di cui parlava nel suo racconto Dino Buzzati, si materializza nelle incertezze, nelle delusioni, nei dolori raccontati da un giovane eroe che decide di fronteggiare le proprie paure. E con la pelle salata di chi vive accanto al mare, spezza gli indugi per dar vita a otto tracce fatte di teneri sussulti e palpebre gonfie. Pulviscolo gode di una scrittura diretta e asciutta, e grazie alla dialettica affabile tipica di un professore, i suoi testi illuminano l’urgente desiderio di essere sinceri con se stessi. Perché il mondo di Colombre è grande. Ma per scrivere qualcosa, soprattutto un buon disco, non basta volerlo. Bisogna avere tutto dentro già da un pezzo. E gli anni passati con i Chewingum sembrano aver formato un nuovo modo di lavorare la materia prima: a differenza dell’esperienza con la band, in cui la strumentazione era abbondante e ricca, oggi Imparato scarnifica e fa del minimalismo sonoro la chiave vincente per il suo debutto. Come un artigiano, un fabbro del suono, manipola un soft pop fluttuante e leggero, che si dondola sull’amaca con i Belle And Sebastian mentre alcune rabbiosità fioche ricordano i tumulti di Tramp della Van Etten. Colombre assomiglia ai luoghi che abita, santuari dell’anima e della sua voglia di mettersi in gioco, da solo, senza orpelli, perseguendo una felicità spesso difficile da ottenere.

Pulviscolo sorprende per la sua grazia composta, per l’onestà della sua voce: un dialogo tra cielo e mare, una languida diatriba tra chi si contende l’orizzonte. La title track è una ballata sottopelle che fa della canzone d’autore un brano aperto dalle melodie irresistibilmente pop, con un organetto effettato che trasforma in gioco anche la filastrocca mid-tempo di Fuoritempo, fra psichedelia e pop noise in camicia hawaiana. Un’altalena di sintetizzatori acidi in detune a braccetto con un candido omnichord, per una traccia sghemba e barcollante, grazie anche alla registrazione in presa diretta, senza cuffie né click. In mezzo a Pulviscolo si trova un po’ di tutto: lo spoken word narcotico e orientaleggiante di Tso, la ballad acustica e albeggiante di Deserto, fino al funky all’italiana di Dimmi Tu, con le sue chitarrine à la DeMarco – contagiose e irrefrenabili – e un timido eco morriconiano (il celeberrimo scion scion di Giù la testa) col sorriso sulle labbra. E il Pulviscolo cresce fino ad accecarci con la fantasia simil tropicalista di Sveglia, un doppio sogno con la propria coscienza, e la solenne Blatte, feroce capriccio in coppia con Iosonouncane, che regala string machines e cori soul in un confessionale di disgusto e bile per un brano che si farà ricordare negli anni

L’insondabilità del pulviscolo atmosferico rivela l’incastro perfetto fra il colore (movimentista e impazzito dei Chewingum) e le ombre (umorali di questo nuovo progetto). Con quel suo modo tutto oblomovista di portare la voce in spazi a metà fra l’adolescenziale e l’impudico, Imparato dà alle stampe un disco ispirato, onesto, nudo e dalla sensualità palpabile nei suoni caldi di un pugno di canzoni che hanno il solo difetto di finire troppo presto. Come un adulto che gioca seriamente con la musica, con quel suo diy anarchico e delicato. La sua voce si trasforma in un rasoio dalla lama usurata, e sussurra, con la delicatezza propria dei bambini, microstorie narrate magistralmente, sull’onda di quello che avevano fatto Saluti da Saturno, portando con sé il pregio di non aver voluto sradicare la timidezza in un momento di dischi egocentrici e sfacciati.

Pulviscolo è un disco piccolo ma che contiene moltitudini, e raccoglie le capriole improvvise di chi si muove lungo gli interstizi per sfuggire al mondo senza perderlo di vista nemmeno un attimo.

 

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette