Recensioni

6

I super-gruppi destano sempre qualche sospetto; il più delle volte si tratta di confermare un’impressione negativa, altre volte invece le aspettative basse garantiscono qualche sorpresa. Al di là di possibili giri di parole sulle esigenze economiche (e non) che spingono alcuni artisti, già affermatisi con altri gruppi, ad unire le forze in un nuovo progetto, c’è da capire se il risultato sia effettivamente qualcosa di buono, qualcosa di diverso da quanto fatto prima, e non solo una semplice somma algebrica di fattori sonori già conosciuti. Si sa, la matematica non è un’opinione, ma quando si tratta di musica, le cose cambiano. I Minor Victories hanno pubblicato un disco interessante, un esordio che, pur citando lo shoegaze, non è un semplice rimando agli storici Slowdive e Mogwai (e neppure ai meno storici Editors), grazie ad un gusto pop ricercato e a un uso sobrio ma funzionale dell’elettronica.

Tutto questo per dire che gettare nella mischia nomi altisonanti non garantisce sempre un risultato sorprendente, ed è proprio quello che succede ai D.A.R.K., già Jetlag, un trio che comprende Dolores O’Riordan dei Cranberries, lo storico bassista dei The Smiths, Andy Rourke, e il dj Olé Koretsky. Attivi dal 2009, i tre artisti decidono di registrare nuovo materiale e così arriva l’esordio Science Agrees. L’album è godibile, ma è il minimo che ci si aspetti da artisti che hanno militato in gruppi in cui la quadratura dei brani non è mai stato un problema. Il problema qui, invece, è che Science Agrees suona come un qualsiasi disco dei Cranberries con qualche riflesso di Smiths e uno spruzzo di elettronica. Curvy (che prende in prestito molto dai New OrderBad Lieutenant), Gunfight (a metà tra EurythmicsDepeche Mode) e la passabile Loosen The Noose sono state le anticipazioni di un disco sfortunato: la pubblicazione è slittata da maggio a settembre di quest’anno e, soprattutto, il tour europeo è stato cancellato momentaneamente per un problema alla schiena della O’Riordan.

Science Agrees scorre via senza ostacoli, ma il grosso guaio è che questo scorrere risulta anonimo. Anonimo, il disco dei D.A.R.K., lo è sia perché la personalità della band latita a causa dei rimandi marcati all’asse CranberriesThe Smiths e a quelli elettronici alle band di Sumner e Gahan, sia perché l’indubbia capacità di scrittura si limita a quanto già fatto in passato. I musicisti svolgono un compitino fin troppo facile per portare a casa il risultato. C’è una certa ripetitività nei testi, ma la contropartita sono le linee vocali sovrapposte e il basso di Rourke. Un disco di canzoni orecchiabili che tenta di mescolare elettronica di ispirazione 80’s e un rock granitico che muove dai territori dei classici U2; un album che piacerà ai fan dei gruppi madre dei membri dei D.A.R.K., pur rischiando di passare inosservato a un secondo ascolto.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette