Recensioni

Che l’Universo Cinematografico DC avesse bisogno di un cambio di rotta era qualcosa che divenne indispensabile già all’indomani dell’uscita di Justice League, disastroso tentativo di bilanciare le atmosfere cupe e seriose volute da Zack Snyder a quelle più solari e spensierate del Marvel Universe. Se Aquaman era apparso un primo convincente esempio di un “lavori in corso” dalle idee ancora un po’ confuse (il tono era divertito, ma fin troppo incoerente con quanto avvenuto in precedenza), con Shazam! si ha la conferma di uno studio deciso a tagliare ogni legame possibile col passato per intraprendere una strada del tutto nuova, riportando la costruzione della narrazione al centro dell’attenzione e mettendo – per il momento – da parte ogni ambizione da universo condiviso. Emblematica della cesura netta con il corso Snyder è la scena che vede un bambino giocare con le action-figure di Batman e Superman, salvo lasciarle cadere a terra non appena si rende conto che fuori dalla finestra c’è un nuovo, nuovissimo eroe (dimenticate Batman v Superman, dimenticate Snyder).

Il merito maggiore della pellicola diretta da David F. Sandberg – regista che si è fatto le ossa in casa Warner con gli horror Lights Out – Terrore nel buio e Annabelle 2: Creation – è quello di far presente in maniera costante allo spettatore di aver imparato la lezione, che per cotruire un universo supereroistico solido bisogna prima costruire film altrettanto solidi, e Shazam! lo è certamente. La formula spenseriata e caciarona di Aquaman è qui declinata in versione ridotta – a misura di teenager – con la scrittura sempre sopra le righe e non molto dissimile da un film action degli anni ’80/’90, dove la storyline del villain e quella dell’eroe di turno venivano presentate allo spettatore in maniera alternata per stabilire da subito le dinamiche in campo, ribadendo l’assioma ricorrente e portante del mondo dei fumetti: eroe e villain sono due elementi opposti e complementari. Così, da due bambini colpiti da una dinamica famigliare comune (l’abbandono della figura genitoriale, pratica o morale) possono emergere conflitti antitetici che porteranno uno a doversela cavare con le proprie forze e l’altro a dover trovare il coraggio di accettare l’aiuto altrui.

Presa coscenza della coerenza di questo nuovo corso Warner/DC bisogna però fare i conti con una confezione che, per quanto divertente e convincente nel tono (il non prendersi mai sul serio sembra più un dictat imposto a prescindere piuttosto che il frutto di una naturale indole dei personaggi), risulta già pericolosamente vecchia e fuori tempo massimo. Il continuo gioco delle citazioni, presente già in Buffy – L’ammazzavampiri ad esempio, sembra quasi un trucchetto da fiera per mascherare una costruzione alla base molto svogliata e col pilota automatico inserito; nulla di male, fa parte del percorso di disintossicazione snyderiano, a patto che d’ora in poi la situazione migliori sensibilmente; il tema onnipresente della famiglia – configurata non come chi ci dà i natali ma come nucleo d’amore, unione e condivisione – riesce a emergere grazie al buon uso degli stereotipi di genere, forte della sua collettività multietnica, anche se il rischio ripetitività è sempre dietro l’angolo.

In definitiva, Shazam! è un buon passo in avanti per l’Universo Cinematografico DC, capace di giocare con la propria mitologia e la propria storia, rielaborando forme e concetti all’interno di un mondo che è già saturo di supereroi, fumettistici e non (il riferimento a Philadelphia e a Rocky vira proprio in questo senso), ma che ancora fa fatica ad affermare un modello identitario solido come lo era la trilogia sul Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan o la “diversificazione controllata” del piano editoriale ventennale dei Marvel Studios.

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