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Da coordinatore di una delle etichette più influenti degli ultimi due decenni a figura centrale di un lavoro discografico, da personaggio che agisce dietro la quinte a protagonista della sua musica. Richard Russell è noto per essere a capo di XL Recordings, la label londinese fondata nel 1989, inizialmente dedita a pubblicazioni in ambito dance. Tra queste, anche un singolo The Bouncer, firmato proprio da Russell all’interno del duo Kicks Like a Mule. Da quel momento in poi, il 47enne britannico si è dedicato solamente alle fasi di produzione e gestione. E i successi non sono mancati: basti pensare all’anno 2007, quando XL sforna i lavori di White Stripes, Dizzee Rascal, Thom Yorke e MIA. Nel 2010 contribuisce all’uscita dell’ultimo album di Gil-Scott-Heron, intitolato I’m New Here, e al rifacimento dell’originale We’re New Here, uscito con un avvincente lavoro di remixing curato da Jamie XX.

E’ solo una parte delle intuizioni vincenti partorite dalla mente di un Richard Russels che, quest’anno, si presenta sulla scena musicale, per la prima volta, con un suo disco a nome Everything Is Recorded. Un lavoro che ospita una platea di ospiti di primo livello, pescati naturalmente dal suo roster e in particolare dal panorama neo-soul-jazz contemporaneo: ci sono, tra i tanti, anche Damon Albarn – per cui ha prodotto l’album solista del 2014, Everyday Robots -, Peter Gabriel nel breve interludio Purify, Sampha, le Ibeyi e il sassofonista Kamasi Washington. Il Nostro, in questo Everything is Recorded, mette a nudo la sua passione per i beat ma soprattutto per il soul, di cui già avevamo avuto sentori quando decise di chiamare nella sua scuderia l’immenso Gil Scott, rivisitato in chiave moderna e elettronica. E lo fa all’interno di un lavoro dedicato al tema della solitudine, sentimento che lo ha travolto – lo ha raccontato al mensile Rumore – in occasione di una patologia al sistema nervoso che lo ha tenuto per giorni in ospedale a Londra. Ma il messaggio che si ascolta sin dall’intro e che si ritrova, in forma di spoken word, in altre due tracce («It is possibile to be alone and not live alone/ It is possible to feel alone and not work alone») è carico di positività e di fratellanza. Non a caso, il disco è ricco di collaborazioni e ospiti, per cui Russell apparecchia una tavola a base di ritmi urban che vanno dall’hip-hop a James Blake passando per il dub, e per arrangiamenti e melodie soul.

Al primo ascolto si può avere l’impressione di un disco che abbia bene in mente i modelli di riferimento, quindi l’alternative r’n’b e il neo-soul contemporanei, e che cerchi di riproporli con molta cura e maniera. Ma in realtà, quando il numero di ascolti aumenta, cresce esponenzialmente l’attenzione per i dettagli, per le sfumature, per le trovate che rendono Everything is Recorded un ottimo lavoro. Che viaggia sui binari dell’eleganza e del calore soul parallelamente a quel sottobosco di suoni provenienti dagli agglomerati urbani londinesi (il dub-reggae di Wet Looking Road) se non dalla club culture. Lo si nota soprattutto in She Shaid, un festoso robo-funky con la voce di Obongjayar che jamma su un riff di basso acido che pare di estrazione house o nella title-track, pulsante, “ruvida”, percussiva nei ritmi così come intima ed estatica nella voce e nelle sfarzose orchestrazioni. Oppure ancora in Close But Not Quite, che è un incontro tra puro soul della Motown – elegante e soave la voce di Sampha nei panni di un moderno Curtis Mayfield – e stab digitali contemporanei. E’ sempre il cantante originario della Sierra Leone a dare il tocco di classe vocale alle tracce, mentre Russel sciorina un dinamico e avvolgente incontro tra atmosfere fumose, bassi cadenzati hip-hop e soffici e cullanti melodie (Mountains Of Gold).

A parte Show Love, una Cane con le Ibeyi sempre ammalianti e Bloodshot Red Eyes, episodi dal tocco più morbido ed esplicitamente d’ascolto rilassato, l’intero lavoro vive di vivacità e tappeti elettronici pulsanti, che non sfigurano assieme a melodie delicate, corde vocali galanti e approccio pop. Richard Russell è un volpone anche come musicista.

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