• Nov
    30
    2018

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4AD

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James Murphy lo diceva qualche tempo fa in un’intervista: New York è il simbolo di quello che una volta era un centro pulsante artistico che attorno al millennio, nonostante il tragico 11 settembre, sfornava svariate band e dettava legge in merito a sound avveniristici. Nell’ultimo anno, tanto per riflettere un po’ il cupo periodo che stiamo vivendo, una manciata di album ha descritto l’America (il contemplativo American Dream, il più roseo American Utopia) e, nello specifico, due donne hanno parlato della città che non dorme mai. Da un lato St. Vincent e la sua New York, struggente ballata multiforme dello splendido Masseduction che la stessa Annie Clark intende come «my whole life in a song», dall’altro Ex:Re o, come meglio è conosciuta, Elena Tonra dei Daughter, che nel suo debutto solista affida alla sinistra intimista e jazzata New York allucinazioni e incubi notturni. Plastica, paillettes e mercificazione del corpo femminile contro buio, fantasmi e un calore quasi impalpabile. Il risultato, però, è lo stesso: album femminili nel senso più profondo del termine, dischi in cui le autrici si sono messe totalmente a nudo e forse, proprio per questo, conservano una lucente patina di verità e spessore artistico.

Nello specifico Ex:Re non è il classico passaggio da gruppo a solo project, piuttosto mostra una Tonra ispirata dai suoi fantasmi e, come una moderna Poe, non soccombe loro, ma decide di affrontarli mettendo per iscritto i suoi drammi reali e visionari. Questo debutto è un’opera densa che non ha paura di guardare in faccia quel vuoto che troppo spesso facciamo finta di non vedere. E si fa forza attraverso il grunge acustico di Crushing, un’acida ballata in stile Pixies (Too Sad), la claustrofobia lisergica di I Can’t Keep You e altri brani che non sono mai fuori posto, anzi, nell’era delle playlist risplendono ancora di più se ascoltati “alla vecchia maniera”, quella degli album, per intenderci, dall’inizio alla fine.

Principio e termine che coincidono con un ideale percorso che porta l’ascoltatore da un luogo (Where The Time Went) a un altro (My Heart). Nel mezzo, quello che la stessa Tonra ha definito in queste pagine come «una lettera a me stessa». Descrizione che pecca d’imprecisione, perché manca l’aggettivo incantevole per mettere a fuoco una delle ultime cartucce che la discografia di quest’anno ha sparato. E meno male.

1 Dicembre 2018
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EX:RE. Ho scritto una lettera a me stessa

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