Recensioni

E’ un piccolo diamante, questo terzo dei Föllakzoid, quaranta minuti geometricamente perfetti di kraut trance che riprende il filo di Pulsar, brano contenuto nel predecessore II, spingendo il suono verso un 4/4 groovy infarcito di echi e riverberi.
La trama non è complicatissima: un giro di basso che tiene dieci minuti, riff narcotici reiterati all’infinito, motorik uptempo che flirtano con la minimal techno e arredamento synth in stile concrete music ad opera di Atom TM, che suona una Korg usata dai Kraftwerk negli anni ’80.
Stando alle dichiarazioni dei tre cileni, il tentativo è di andare oltre le etichette kraut che avevano bollato II e puntare a una trance primordiale, trovare quel battito dell’universo che preesiste da millenni e che sembra particolarmente intellegibile nella cosmogonia cilena, come ci hanno raccontato qui. Ecco allora queste 4 suite da dieci minuti che nel giusto contesto d’ascolto – orizzontale – raggiungono l’effetto prefisso, perché la peculiarità di III sta proprio nel suo essere monocorde, nella sua immutabilità, in un groove che si mantiene sostanzialmente piatto salvo poi incresparsi quando si alzano i riverberi.
La controindicazione è che a tratti i Föllakzoid rischiano di essere un po’ troppo sedativi, ma intanto l’ipnosi è assicurata (specie nel binomio finale Plure e Feuerzeug) e la svolta electro condotta in porto con successo.
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