• Mar
    13
    2020

Album

Text Records

Add to Flipboard Magazine.

Dalla UKG dei suoi ascolti giovanili al periodo folktronico, 30 anni di musica inseguendo l’estasi in musica. Sixteen Oceans, il nuovo album di Four Tet, suona alla stregua di un compendio della carriera per Kieran Hebden. Arrivato al suo decimo album, il producer londinese tira le somme di un percorso che lo ha visto muoversi agilmente tra varie sfumature di musica elettronica, diretta o meno al club. Non a caso, Four Tet, assieme a Caribou – e alla lista aggiungiamo Pantha Du Prince, Trentemøller e Nicolas Jaar – è uno degli alfieri di quella schiera di musicisti che negli anni ’10 ha superato, seguendo lo spirito dei tempi, una vetusta dicotomia connessa alla musica elettronica che la vedeva legata o a mero quadrato ritmico per il club, o ad un oceano di suoni elitari per l’ascolto in cuffia (la vecchia scuola IDM). Se Dan Smith, Caribou, ha orientato la sua offerta verso il cantautorato emozionale, scoprendo cuore e anima nell’ultimo, acclamato e divisivo, Suddenly, Four Tet sceglie di riassumere un percorso che lo ha visto muoversi dalla folktronica estatica, mistica e orientaleggiante – frutto anche della provenienza indiana della madre – all’elettronica da camera, e questo senza che il club uscisse dai suoi pensieri.

E lo dimostrano i singoli sfornati in quest’ultimo periodo: Baby, presente anche nell’album con il vocal di Ellie Goulding, è pura e attraente UK garage, quella che girava negli anni Novanta nelle radio pirata come Rinse FM. Pezzo che rispecchia fedelmente le dinamiche da dancefloor, con stacchi e riprese pronti a far impazzire il pubblico dei festival estivi. È solo un elemento di un album che si muove su diverse declinazioni, seguendo quasi un percorso biografico del Nostro che si riscontra anche nei titoli scelti per le tracce: prendete Mama Teaches Sanskrit – l’ambientale tappeto mistico con i vocal di una donna adulta e di un bambino (che siano proprio la madre e il piccolo Kieran?) e gli strumenti ariosi – o 1993 Band Practice, un interludio che sembra raccontare il periodo pre-formazione dei Fridge, la band post-rock in cui Four Tet ha avviato i primi passi nel mondo della musica. Citazioni autobiografiche che si intrecciano ai richiami delle sue produzioni: Harpsichord – con i suoi pad ambientali e le voci angeliche quasi IDM, sostenuti dal clavicembalo – e Teenage Birdsong creano un ponte new-age tra Pause e il precedente New Energy.

Ricercando atmosfere da rifugio confortevole e meditativo, colonne sonore per una seduta di yoga o per i momenti della così tanto in voga pratica della mindfullness, Four Tet non sembra discostarsi molto dal lavoro del  2017. Romantics, a passeggio su un lento e fumoso beat hip-hop, riesce nell’intento ma risulta stucchevole dopo un paio di ascolti; Hi Hello, ISTM e Bubbles At Overlook 25th March 2019 sono bozzetti di sperimentazioni, tra field recording e manopoline, leggermente inconcludenti; va meglio con Green, giocata sull’evoluzione costante dei synth senza esplosione nel drop in un saliscendi tra tensione e contemplazione. Così come lasciano maggiormente il segno gli episodi sostenuti da una morbida cassa dritta: Love Salad trova il giusto compromesso estasiante tra un interessante tappeto ritmico e lo spazio sonoro abitato da campanellini e arpeggi quasi trance, Insect Near Piha Beach viaggia su bassi da club e arpe nervose, mentre Something in the Sadness e School in apertura fanno il loro compitino portando sprazzi di luce cristallina sulle drum machine.

Sono numeri di qualità, senza dubbio, a cui però manca qualcosa. Quella sorta di urgenza, la genuinità e lo spirito creativo che ci aspettavamo da un disco di Four Tet e che abbiamo ritrovato nell’ultimo di Caribou. Sixteen Oceans appare slegato dalla logica dell’album, presentandosi più come un insieme di singoli: scelta in linea con le logiche dettate dallo streaming, ma che lascia trasparire la mancanza di organicità. Eppure, essendo una sintesi della sua produzione fino a questo momento, è un album che farà breccia tra i suoi fan.

15 Marzo 2020
Leggi tutto
Precedente
Gigante – Buonanotte
Successivo
Simone Gatto – Harmonic Resonance System 432 Hz

album

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

Altre notizie suggerite