• mar
    10
    2017

Album

Rocket Recordings

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I ragazzi di Rocket Recordings non ne sbagliano una: la loro folle corsa allo scouting di nuovi talenti sposta gli occhi e le attenzioni dei britannici alla velocità di una pallina da flipper, barcamenandosi tra le coste fredde della scandinavia (Goat, Hills, Flowers Must Die) e la natìa terra d’albione (GNOD, Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs), per giungere poi addirittura in Italia (l’ultimo dei Julie’s Haircut è fresco di stampa, mentre i Mamuthones di Alessio Gastaldello sono al lavoro su una nuova release). Questa loro frenesia è legittimata dalla mirabile abilità nello scovare creature sonore esotiche e sempre più rare nel vasto e variopinto panorama dello psych contemporaneo. Ma la più esotica tra tutte le creature esposte nella teca del laboratorio di Rocket viene da Perm – la metropoli russa più vicina all’estremo oriente che all’Europa – e si palesa sotto la forma di tre giovani manipolatori delle onde sonore, spippolatori seriali seppelliti sotto una miriade di cavi e prese; moduli e macchine che producono suoni futuribili.

Gli Gnoomes sono una realtà consolidata di Rocket da un album a questa parte, l’onomatopeico Ngan!. Tschak!, però, non ha solo nel titolo che porta (e nella cover texturizzata e ipnotica) una connessione con il capitolo precedente, ma ne prosegue il discorso in maniera logica: albe digitali (caratterizzate però da calde sfumature post-shoegaze e vagamente space rock – una cascata, appunto, di chitarre e droni, nel singolo Cascais) con un occhio teso verso il futuro prossimo (la title track mescola frenesie aphexiane e ghirigori meccanici con vocalizzi amorfi); una corsa allo spazio che pare non essere mai finita (Maria), scandita dal passo rigoroso del kraut – da parte, poi, di tre giovani russi che trovano nel rigore ritmico e nei passaggi dei Kraftwerk di The Man Machine una via di fuga piuttosto ragionevole (Severokamsk, che si rifà alla cittadella militare galleggiante di Severomorsk, nella Russia settentrionale).

Questo è un disco che fa correre mente e gambe: il cardio e il passo tendono verso la NY frenetica di James Murphy e le maratone LCD (City Monk e la successiva In the Park flirtano con la techno e ricordano a tratti proprio il disco che il buon Murphy compose per i corridori di tutto il mondo, il geniale 45:33), verso la fine della corsa, però, gli Gnoomes abbassano i giri, con una ADSR Eugraph che dipinge avveniristici scenari ambient (siamo in pieno territorio Boards of Canada) e la chiusura di B-Day, dove un barlume di malinconica umanità filtra tra le fittissime trame elettroniche cucite dai tre scienziati sovietici.

Tschak! è una grande avventura in 8bit che lascia pienamente soddisfatti e pone gli Gnoomes sul piedistallo delle creature incredibili di questa stagione sonora; anzi, mi sbilancerò: il grido onomatopeico dei tre moschettieri di Perm è lo stato dell’arte di un certo metodo che concilia perfettamente elettronica e psichedelia, apprendendo molto dalla lezione dei sopracitati maestri (aggiungo anche gli Stereolab), e guardando al futuro – un futuro che si fa inevitabilmente presente, alla fine della corsa.

4 aprile 2017
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