Recensioni

L’unico “problema” del terzo album di Gold Panda è che suona esattamente come ti aspetti che debba suonare il terzo album di Gold Panda. L’esordio Lucky Shiner, che probabilmente rimane il suo highlight fin qui, oltre ad un ovvio effetto sorpresa poteva vantare una personalità che pose immediatamente Derwin Schlecker a capo di tutta una sfilza di producers con una precisa idea di elettronica in mente. Siamo dalle parti di casa Ghostly International, per la quale appunto uscì il disco: tante good vibrations a suon di morbidezze post-Dilla (Shigeto) che approdano occasionalmente su lidi più danzerecci (Audion) e nostalgie analogiche glo-fi (Com Truise), fino agli acquerelli ambientali – a pari strada tra il sound design e il pop – di Tycho. Una precisa estetica fatta di colori e positività elettroniche, con qualche ruvidezza di indietronica da cameretta e tanta allegria.
Questo Good Luck and Do Your Best non è affatto un brutto disco, ma nel suo reinserirsi senza sussulti nel filone appena detto pecca di maniera e prevedibilità. Gold Panda che fa Gold Panda suona già un po’ fuori tempo massimo, e questo sembra un disco di Godblesscomputers senza averne l’anima; pezzi come Pink and Green potrebbero essere usciti da Plush & Safe ma non incantano e non sorprendono, e se Pitchfork promuove il tutto apprezzando il carattere vintage della cosa, a noi sembra proprio la sua debolezza. Le fascinazioni filo-nipponiche alla base del concept conferiscono al tutto anche un plasticoso effetto “cartolina” (come in Time Eater) del tutto assente in un disco simile, ma più sincero, come il recente Beyond Stolen Notes di Stèv.
I due pezzi più interessanti sono significativamente posti in chiusura del disco, con l’ambient di Unthank e i fiati vagamente jazzati di Your Good Times Are Just Beginning. Compitino ben eseguito, ma si poteva – e si doveva – osare di più.
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