Recensioni

6.4

Murdoc ne ha combinata un’altra delle sue. È bastato incontrare in un baraccio un losco personaggio di nome El Mierda per farsi imbambolare e trascinare in un nuovo giro di rapine. Gli è andata male e peggio. E’ finito dietro le sbarre a Wormwood Scrub. Allo stato attuale, ciò che sappiamo di lui arriva da alcune interviste rilasciate – attraverso messaggistica istantanea – alla stampa con il beneplacito dei piani alti della prigione. Certo, non ha mai spiccato per simpatia Murdoc, eppure gli vogliamo bene. Soprattutto quando veniamo a sapere, attraverso una lettera firmata proprio dalla direzione del carcere, della sua ossessione per il povero, bistrattato e odiato 2D. Che gli manchi? Non si sa e non ce lo dirà mai, ma sta di fatto che l’uscita (temporanea, c’è da scommetterci) di Niccals dal gruppo – rimpiazzato al basso niente di meno che da Ace, acerrimo leader della Gangreen Gang, rivale delle Superchicche (???) – sembra aver lasciato proprio il timido cartoon in uno stato di confusione ed incertezza.

In sintesi la metaforica Phase 5 dei Gorillaz è questa e proprio come accennavamo in chiusura di recensione del precedente Humanz, rappresenta l’ennesimo capitolo di una narrativa sempre meno intricata e avvincente, come se il portato musicale stesse allentando la presa sull’inventiva e l’immaginario di Hewlett. Pare insomma che le strade audiovisuali del combo abbiano imboccato la convergenza parallela, e (il solito) Damon abbia preso in mano baracca e burattini in una morsa ancor più stretta. In pratica 2-D non rappresenta più il suo alter ego (o una goliardica rappresentazione) ma è una parte integrante di lui.

The Now Now non è valido quanto Everyday Robots, ma non crediamo di esagerare nel considerarlo alla stregua di una nuova prova solista del frontman dei Blur. Niente a che vedere dunque con Humanz, il party per la fine del mondo con le sue (estenuanti) strategie crossmediali, il viral marketing, le video-interviste ai cartoni e compagnia bella. O almeno, tutto qui è stato decisamente ridimensionato: un nuovo sito, qualche video teaser, un paio di slogan azzeccati (The Big Brother Is Watching Youtube, per dirne uno) e qualche locandina appesa sui muri dei festival. Non c’è ossigeno neanche per la parata di stelle del precedente disco, al massimo da queste parti troviamo Snoop Dogg e due leggende nei rispettivi campi come George Benson e Jamie Principle (anche per lui è un bentornato a casa), con la produzione affidata al Simian Mobile Disco James Ford.

Cambia l’abito, dunque, ma anche la sostanza. Non che Albarn abbia mai spiccato nel trattare argomenti politici, ma la scelta di accantonarli ha giovato ad una prova più quadrata, compatta e meno evanescente rispetto alle passate. In The Now Now c’è tanto sentore anni ’80, che sia nella versione più luccicante a appiccicosa (Magic City e Humility, con tanto di simpatico video assieme al rock teacher Jack Black) o in quella più tenebrosa e post punk (Tranz), qualche discreta sterzata verso il synth funk robotico (Lake Zurich), un paio di ballatine telefonate a fine lotto (Fireflies, Onepercent) e nessun episodio davvero rilevante. Potremmo chiuderla qui, bollando l’operazione come l’ennesima prova tutt’altro che entusiasmante del più celebre dei side project, ma non prima di spendere un ultimo discorso su Damon.

Non lo abbiamo mai visto e sentito (a testimonianza l’attuale tour) così geloso e protettivo della “sua” creatura sia dal punto di vista dei testi che dell’interpretazione. In un linguaggio spesso criptico e svagato, attraversato da malinconia e ambientazioni à la Plastic Beach (e qualcosa di The Fall), il frontman indaga dubbi e ansie tra le pieghe di storie d’amore e derive relazionali; è materia che non si trasforma in hit a presa rapida o in qualcosa di memorabile ma senz’altro la rinnovata prosa offre interessanti sfumature e angolazioni sul e per il Damon songwriter. Se la vogliamo mettere con una provocazione del Nostro, il disco era una scusa di tornare in tour. Quindi ci vediamo a Lucca e ah, sì, Murdoc libero!

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