Recensioni

7.5

Certe volte i ricorsi vengono bene, certe volte male. Certe volte un paese appoggia tutte le sue direttive sul glorioso passato, solo per poter mirare al meglio verso un luminoso futuro. È successo così tante volte nella storia della musica in UK che non vale neanche la pena di tenere il conto. L’ultima grande rivoluzione, a parere di chi scrive, è stata quella trip-hop, nata dai fumi di una città piena di vita e di pensiero come Bristol. A riproporre quel sound non aveva pensato nessuno in maniera programmatica, tanto che pure chi lo inventò, i Massive Attack, aveva lasciato perdere. Ciononostante gli amici britannici ci sono andati vicino, perché quel che conta non è tanto la riproposizione, quanto l’ispirazione. Per cui The XX, Wolf Alice, Daughter, Swim Deep, Bombay Bicycle Club hanno raccolto ispirazioni e creato una piccola scena, alla quale si aggiunge un nome destinato a sormontare tutti gli altri per continuità e originalità: Haelos. Di stanza a Londra, il trio riesce nel nobile intento di recuperare sonorità trip e mescolarle tanto con una riflessività emozionale degna di Joy Division, Portishead, Tricky, ecc…, quanto con una ballabilità e un sound urban che richiamerebbe la Grande Mela: Moby o un qualsiasi progetto diretto da David Byrne. Per questo Full Circle è un grande disco che sa di rottura (con i riferimenti didascalici al trip-hop e al dark psichico in stile FKA Twigs) ma anche di continuità (con un passato in cui Ace of Base e New Order vanno a braccetto).

La formula è semplice: vocalità eteree, synth atmosferici, beat incalzanti e chitarre follemente riverberate. Ovviamente, il primo riferimento va agli XX, per la scelta dell’intreccio vocale maschile/femminile e per l’intonazione disillusa e/o rilassata (leggi anche disinteressata) del cantato. Ma sarebbe sbagliato enfatizzare questo legame, perché il sound di Full Circle risulta ben più legato ai suoni della città ed è meno minimale nella composizione finale dei suoi elementi. Oracle, ad esempio, è un brano di elettronica in stile 808 State, a cui viene prestata una voce che suonerebbe benissimo in un brano dance da classifica anni Novanta. O ancora Dust, con la sua voce in falsetto e i clap riverberati, starebbe meglio in un disco di Jamie più che in uno della sua band. O, infine, non ci stupiremmo se da Cloud Nine, con la batteria che sembra presa in prestito da Mezzanine, nascesse una collaborazione con Burial.

Sembra quasi ironico che siamo qui a parlare di debutto, ma Full Circle lo è, e, con il suo tessere melodie after-party, non fa altro che esaltare il buon futuro che questa band potrebbe avere.   

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