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7.3

Halha è il nome di un fiume della Mongolia, in uno sperduto territorio oggetto di contesa tra le truppe sovietiche e quelle giapponesi durante la seconda guerra mondiale. Un nome azzecato per la compilation celebrativa per i 20 anni della Downwards Records, che da sempre dalla sua nascita ha battuto oscuri territori di confine tra techno, post-punk e industrial noise.

Fondata a Birmingham nel 1993 da Karl O’Connor (aka Regis) e Peter Sutton (aka Female), con il coinvolgimento pressoché immediato del concittadino Anthony Child (aka Surgeon), la Downwards diventa subito uno dei punti di riferimento della scena techno mondiale, costituendo un vero e proprio hub sia spaziale (tra la Detroit di Jeff Mills e il Tresor di Berlino) che temporale (prendendo il testimone dal post-punk industrial anni ’80 dei Throbbing Gristle, Test Dept., Coil, ecc. e portandolo negli anni novanta dei dance club più sotterranei). Anche se l’apice artistico e mediatico della label si è avuto nell’ambito della dura e pura industrial techno (due splendidi esempi su tutti: gli album Communications di Surgeon e Gymnastics di Regis, entrambi usciti nel 1996) Downwards Records non è solo sinonimo di “Birmingham sound”: oltre alla triade Regis – Female – Surgeon e ai loro alias e collaborazioni varie, l’etichetta ha prodotto progetti elettronici ulteriori, seguendo piste più trasversali, ad esempio verso ambiti dark (Tropic of Cancer, DVA Damas) o di tribal più sperimentale (Cut Hands).

Halha è sì una celebrazione dell’anniversario della Downwards (non a caso il codice di pubblicazione è DN 020020), ma non è la solita compilation autocompiacente, mera esposizione dei gioielli del catalogo (per una raccolta più standard si può fare riferimento ad Evidence – Downwards 1993-1997, sampler uscito nel 1999), così come non è una semplice nostalgica retrospettiva (nel 2012 Regis aveva già fatto ordine nell’archivio privato, pubblicando tre CD enciclopedici sulla sua produzione dal 1994 al 2001). Le tracce selezionate coprono tutta la storia dell’etichetta, anzi partono dalla “preistoria” Zeitgeist (la prima incarnazione della label) per arrivare al presente-futuro dei giovani purosangue della scuderia. Attraverso l’accostamento di pezzi rari, remix e contributi originali emerge l’uniformità dell’estetica Downwards: frontaliera, rigorosa, appassionatamente fuori dalle logiche di mercato.

Si comincia con la vecchia guardia, in puro territorio post-punk rumorista alla Coil: Consumer Device di Antonym compariva come B side della prima release Downwards (Shattering Of An Illusion del 1993, in edizione superlimitata a 50 copie), ma era già uscita nel 1992 per la Zeitgeist. Anche None Of This è classe ’92: sotto il raro moniker Mark Farmer, Regis e Female sperimentano pionieristicamente abrasivi loop di quelli che solo qualche tempo dopo sarebbero stati noti come glitch.

Regis contribuisce in prima persona alla celebrazione della sua etichetta solo in modo indiretto, sciacquando i suoi panni più techno nel berlinese Spree: Cold Water (tratto da Gymnastics, uno degli inni del Birmingham Sound) è qui presentata in una inedita e irriconoscibile versione a cura di Substance (aka DJ Pete, al secolo Peter Kuschnereit). Anche Surgeon è presente in forma obliqua con Over Napoli, un pezzo pubblicato con il suo vero nome Anthony Child nel 1999 per Smut Small. Zero BPM, atmosfera rarefatta, l’audio disturbato di un cartomante napoletano da TV locale: per noi italiani l’effetto straniante è altissimo. Con la tesissima Untitled (del 1995, e finora inedita) si omaggia Mick Harris (qui con l’alias Fret), ex batterista dei Napalm Death (e poi in altri progetti importanti, tra cui Scorn e Painkiller), anch’egli di Birmingham e proprietario del piccolo studio che ha visto nascere le prime prove di Surgeon.

Le ultime quattro tracce di Halha ci riportano nel presente, e fanno presagire interessanti sviluppi futuri (e in almeno un caso le aspettative sono già state confermate). The Unabridge Truth (qui nella versione rivista e smussata da Sleeparchive), fa parte del 12″ New Release (1), uscito anch’esso nel settembre 2013 per la berlinese PAN a nome Concrete Fence, la nuova collaborazione crossover di Regis con l’agitatore sonico Russell Haswell, uno degli attuali protagonisti dell’elettronica più sperimentale. Con Cut The Weight (Pts I & II) del finora sconosciuto Talker entriamo nei territori dell’ambient industriale: resa cinematica di lande desolate, in lontananza il fischio di un treno-fantasma. Con Tenoun Rah Zan del promettente duo berlinese OAKE la techno non ha nulla a che fare: con richiami a suoni etnici in stile primi Dead Can Dance e SPK, il riferimento più diretto è da ritrovarsi in quel mondo dark e post-punk anni ’80 che i fondatori della Downwards hanno sempre tenuto in altissima considerazione.

Ma è con A Shadow Cast, l’inedito di Samuel Kerridge, che la compilation raggiunge il suo zenith:  nel tappeto di ipnotiche percussioni spazzato da sferzanti ventate di rumore c’è tutta la storia della Downwards, il suo passato (ancora attualissimo) e il suo futuro (la conferma delle aspettative: il bellissimo, denso primo album di Kerridge, A Fallen Empire, uscito lo scorso 30 ottobre).

Pubblicato nel settembre 2013 esclusivamente in formato doppio vinile, segnandone subito il destino di “chicca” per completisti compulsivi e ultrafan della label, ormai già difficilmente reperibile sul mercato (ma youtubando si possono trovare facilmente almeno otto tracce su nove), Halha svolge perfettamente il suo ruolo dichiarato di pietra miliare. Lunga vita alla Downwards, lunga vita al Re(gis).

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