Jeff Mills (US)

Biografia

Jeff Mills, La Techno.

Innovatore, profeta, leggenda. Una produzione sterminata, con alcuni dischi davvero epocali. Incalcolabili DJ set in giro per il mondo. Decine di progetti trasversali tra le arti. Keywords: The Wizard, Final Cut, Underground Resistance, Axis Records; fantascienza, spazio, afrofuturismo, elettronica, contaminazione. In breve: Jeff Mills, La Techno.

Jeffery Eugene Mills nasce a Detroit il 18 giugno 1963. Pur rientrando nella cosiddetta “second wave of Detroit techno” (quella di Carl Craig, Richie Hawtin e degli Octave One), risulta della stessa generazione dei capostipiti della sacra trinità di Belleville (Derrick May è del 1963, Kevin Saunderson del 1964, Juan Atkins del 1962): vero è che la sua influenza nel panorama musicale della Motor City comincia già nella prima metà degli anni Ottanta, nella sua prima “fase Wizard”. A 16 anni, in pieno boom hip-hop, Jeff comincia a prendere dimestichezza con l’arte del DJing, allenandosi con l’impianto del fratello maggiore e presto esibendosi per varie mobile disco. Prima ancora di avere l’età legale per entrare nei locali, Mills è già titolare di tre residenze in tre diversi club di Detroit. Lascia così dopo due anni gli studi di architettura, ma gli interessi verso design e altre forme artistiche rimarranno ben saldi, come si vedrà nel tempo.

Nel 1984, a seguito di un fortunato after-party (in occasione delle date detroitiane del Purple Rain Tour di Prince) mandato in onda dalla radio locale WDQR, comincia una fortunata e influentissima serie di show radiofonici di puro DJing (prima insieme, poi in competizione con l’altra leggenda dell’etere Charles Johnson, aka The Electrifying Mojo), specializzandosi in selezioni hip hop ed electro, spaziando dalla post-disco alla proto-house con puntate verso l’industrial e l’EBM europea. Le sue doti tecniche di beat juggler gli fanno meritare in pieno l’alias di The Wizard che utilizza per le trasmissioni radiofoniche (l’alias verrà mantenuto nel tempo, e verrà “ritirato” definitivamente solo nel 2013).

«Gli show radiofonici diventavano sempre più brevi, ma c’era comunque tanta musica da suonare. Allora ho cercato un modo per comprimere in poco tempo tanti dischi suonandone solo piccole parti» (dalla prima lecture Red Bull Academy, 1998).

Si delinea così il suo specifico stile di DJing, fatto di densi mix realizzati utilizzando tre giradischi e caratterizzati da un’altissima frequenza di rotazione tra i brani, spesso suonati a lungo insieme (a dimostrazione della tecnica stellare e dell’eclettismo dello stile di Mills del periodo, sono disponibili in rete quasi quattro ore di registrazioni lo-fi di show radiofonici 1986-1989 presso la WJLB di Detroit). L’influenza delle sue trasmissioni è a dir poco leggendaria: lo ricorda pure Eminem nella sua Groundhog DayI say it to this day, if you ain’t listened to The Wizard / You ain’t have a fucking clue what you was missing»).

Dal 1988 alla carriera di DJ si affianca quella di producer, con la collaborazione con Tony Srock (aka Asrock) per il progetto Final Cut: il duo pubblica una serie di 12” (tra cui Take Me Away, by Final Cut w/ True Faith featuring Bridgett Grace, che riceve un discreto riscontro internazionale) e l’album Deep In 2 The Cut (1989), dove ad una house-che-cominciava-ad-essere-chiamata-techno venivano praticate iniezioni di ricostituenti industrial ed EBM, con influssi diretti da Nitzer Ebb o Clock DVA (l’album è stato ripubblicato in vinile nel febbraio del 2016 dalla We Can Elude Control, l’etichetta di Emptyset). La trasversalità del progetto suscita l’interesse di Dimitri Hegemann, ai tempi organizzatore del festival Atonal di Berlino, che inserisce i Final Cut nella line-up dell’edizione del 1990, l’ultima da lui curata prima di dedicarsi alla sua nuova creatura, il Tresor (che vedrà anni anni dopo Mills come resident DJ). Si delinea così l’asse Detroit-Berlino, fondamentale direttrice del fenomeno techno.

Nel 1990, non sposando la deriva rockeggiante che il progetto Final Cut stava prendendo, Mills si separa definitivamente da Srock per dedicarsi ad una nuova idea che stava prendendo forma dalla fine degli anni Ottanta e che si dimostrerà essere uno degli output più forti e d’impatto della scena di Detroit: il collettivo Underground Resistance, con nucleo fondante composto da Mills e “Mad” Mike Banks (ex turnista di studio, con – tra l’altro – precedenti collaborazioni con il gruppo Members Of The House – nel 1988 era uscito un 12” prodotto dei Members Of The House, a nome Midi Mechanixx featuring The Wizard), ai quali più avanti si aggregherà Robert “Noise” Hood / The Vision.

Underground Resistance

Stravolgendo gli stimoli della tradizione Motown e della house di Chicago con influenze industrial di band come Front 242 e Meat Beat Manifesto, l’elettronica DIY nuda e cruda proposta dal trio reinventa l’hardcore techno e pone le basi della minimal. Le scelte estetiche sono programmatiche: un’immagine militaresca alla Public Enemy, i volti coperti, le posizioni integraliste nei confronti del mercato discografico, i riferimenti sci-fi e afrofuturistici. La produzione UR del periodo 1990-91 oscilla tra uscite più radio-friendly (la prima traccia The Theory, presente nel 12” collettivo Equinox Chapter One, pubblicata nel novembre 1990 dalla Retroactive, o ancora più i lavori house-techno firmati con la vocalist YolandaYour Time Is Up, il primo disco a catalogo della neonata label Underground Resistance, e il successivo Living For The Night, che non a caso viene remixata anche da Kevin Saunderson – o le svisate jazzy dell’EP Nation 2 Nation) e bordate hardcore, che a partire dall’EP Sonic prenderanno decisamente il sopravvento e definiranno l’identità del gruppo, con l’EP Waveform (UR004) a rappresentare il turning point. La compilation Revolution For Change (pubblicata nel 1992 dall’inglese Network Records) riassume e glorifica l’esperienza, selezionando comodamente i frutti migliori, tra cui vanno citati almeno Punisher (uno degli anthem più suonati in zona euro-hardcore, con l’hoover sound portato a nuovi livelli di abrasione; sull’EP originario compare per la prima volta il famoso logo UR con il teschio, ispirato dal vigilante della Marvel), Adrenalin, Predator, Quadrasonic e Sonic Destroyer. Quest’ultima traccia apre inoltre X-101 (progetto nel progetto del trio), il primo disco pubblicato dalla divisione discografica della Tresor su licenza UR. L’album X-102 Discovers The Rings Of Saturn, pubblicato sempre da Tresor nel 1992, non è solo il passo successivo della serie, ma rappresenta un momento essenziale nella storia dell’elettronica.

Un vero e proprio concept album che rappresenta un viaggio fantascientifico nello spazio (Simon Reynolds in Energy Flash parla di “astral industrial music”): le tracce sono dedicate alle lune, agli anelli e alla superficie di Saturno, e nella versione in vinile (artefatto-capolavoro del “mastro cutter” Ron Murphy) sono disposte in modo da corrispondere alla larghezza relativa degli anelli e alla distanza tra di essi. Compaiono i primi locked grooves, con il microsolco che gira in loop continui, vera a propria manna per i DJ dell’era pre-digitale.

Alla trilogia World Power Alliance, mini-serie omaggio all’estetica militar-rave europea progettata nel maggio 1992 dai tre membri UR, Jeff Mills partecipa con l’acido treno sottomarino di The Seawolf, ma la sua militanza nel collettivo si interrompe, lasciando Detroit per trasferirsi a New York (dove aveva da poco aperto gli uffici della sua nuova label Axis Records e dove lo attende una residency al Limelight) ma mantenendo ottimi – temporanei – rapporti con Hood (che lo segue nel progetto Axis) e Berlino.

Nel giugno 1992 Tresor pubblica il primo lavoro firmato Jeff Mills: il doppio 12” Waveform Transmission Vol. 1 è uno dei lavori più compiuti in ambito hardcore techno, una dichiarazione d’intenti diretta e carica di calda energia.

Scarnificando i beat alla loro essenza e lavorando di saturazione sui suoni della 909 e delle altre macchine analogiche a disposizione, il risultato va verso un inedito “brutale massimalismo minimal”, sicura fonte di ispirazione per le nuove leve dell’industrial techno.

A settembre ’92 esce il primo EP targato Axis: Tranquilizer è firmato H&M, ovvero Hood & Mills. Nel 1993 Il duo pubblica per Tresor, come X-103, l’album Atlantis (anticipato qualche mese prima dall’EP Thera e con una coda nel 1995 con il 12” Tephra, entrambi usciti per la Axis): al di là del concept mitologico, una sconnessa e altalenante aggregazione di tracce che va dalla hard techno a soundscapes sperimentali. Sempre nel ’93 escono per la Axis, i cui uffici nel frattempo si erano trasferiti a Chicago, l’ottimo EP Mecca a firma Millsart e il secondo e ultimo 12” della ditta H&M, Drama (i rapporti tra Mills e Hood si interromperanno nel 1995), e per la sublabel-meteora Luxury (un solo prodotto a catalogo: questo), un curioso e raro (con quotazioni vicino ai 200 dollari) singolo house (Ba’ Dum Bah Da / Let’s Swing It) attribuito all’alias (mai più riproposto) Servo Unique. Nello stesso anno si segnala l’ipersaturo 12” Beyond / Dark Matter, a firma The Subjects v. Jeff Mills, uno dei relativamente pochi remix pubblicati dal Nostro (in quest’ambito vogliamo almeno ricordare solo la versione millsiana della mostruosa Enforcement di Cyrus, ovvero la prima release Basic Channel, sempre del 1993, e l’epico Jeff Mills Solid Sleep Mix dell’anthem Crispy Bacon di Laurent Garnier, datato 1997).

Nel 1994 di Jeff Mills si segnalano tre 12” pubblicati dalla Axis e il Vol.3 delle Waveform Transmissions uscito per Tresor (il secondo volume era stato firmato da Hood, come The Vision): il corpus più significativo della visione futuristica del Nostro, in stato di grazia. Cycle 30 (AX-008), realizzato completamente in digitale e ispirato all’idea del trentennale ciclico sviluppo della tecnologia, presenta sul lato A otto locked groove e sul lato B tre ottime programmatiche tracce sperimentali (Man From Tomorrow, Vertical e Utopia); l’EP white label AX-009, poi noto come Confidentials 1-4, contiene ipnotici tool “minim/trib/al” – tra cui spicca Spider Formation, l’unica traccia titolata, dal nome dei nuovi studi di Chicago – e originariamente venduto solo via Hardwax (la serie Axis 9 vedrà un follow up nel 1996, AX-009b, e un capitolo ulteriore nel 2002, Actual); in Growth (AX-010), oltre alla spettacolare title track, c’è anche Solarized, con finale infinito in locked groove, e la spaziale (in tutti i sensi!) Humana. Il secondo album Tresor riesce, se possibile, a superare il primo per densità creativa: da The Extremist a Basic Human Design, passando per Solid Sleep o Condor To Mallorca solo per citarne un paio, non c’è un solo momento di defaillance. La ristampa nel 2010 di Waveform Transmission Vol.3 ne dimostrerà la perenne freschezza.

Come dice lo stesso Mills, le tracce di The Purpose Maker, EP uscito nel 1995 per la Axis ma che dà il via alla sublabel omonima, erano state pensate come DJ tools tribal techno da utilizzare esclusivamente nei suoi set (suonandone tre o quattro contemporaneamente!). Proseguono la serie gli EP Java, Kat Moda (contenente il pezzo forse più famoso di Mills, The Bells), Force Universelle, Our Man From Havana (con Cubango, traccia basata su un sample di Remember di Gino Soccio). La compilation The Purpose Maker (fine ’96) riassume agevolmente il filone, da appaiare al CD The Other Day (1997), che seleziona il meglio dal fronte Axis dello stesso frenetico periodo. Altra pietra miliare: la pubblicazione nel marzo del 1996, da parte di Sony, di Mix-Up Vol.2 Featuring Jeff Mills, nuda e cruda registrazione del set del 28 ottobre 1995 al Liquid Room di Tokyo. Prendendosi tutti i rischi del funambolo, il risultato è più emozionante che preciso, più euforizzante che cerebrale: testo obbligatorio per qualsiasi corso serio di DJing.

Le release Purpose Maker proseguono: si segnalano tracce tribal a volte costruite su cortissimi sample (come Where’s My Rabbit? nell’EP Vanishing Act del 1998, che utilizza un campione da E2E4 di Manuel Göttsching, o Call Of The Wild nell’EP Skin Deep del 1999, che prende spunto da Get On The Floor di Michael Jackson), o la spiazzante breve vocal track If (proposta in tre varianti nel 1999). Nel gennaio 1999 Sony Music Japan pubblica in CD il terzo album di Mills, From The 21st, che conferma le velleità sci-fi/futurologhe del Nostro (dello stesso anno anche Preview, il primo EP della serie Tomorrow, con l’intervista Glen21). Sempre del ’99 va ricordato l’EP Apollo, capolavoro di artigianato vinilico della premiata ditta di mastering & cut National Sound Corporation, con il lato B costituito da due tracce, da suonarsi alternativamente a seconda di quale solco dei due presenti prende la puntina.

Nell’ottobre del 2000 esce per Tresor il quarto album di Jeff Mills: Metropolis è pensato per essere la nuova colonna sonora del capolavoro anni Venti di Fritz Lang, già omaggiato, tra gli altri, dai Kraftwerk con il brano omonimo contenuto in The Man-Machine (1978), e oggetto di imbarazzante interesse pop/postmoderno da parte di Giorgio Moroder nel 1984. Con il suo intervento Mills non si limita a ricreare la soundtrack, ma si spinge a modificare in alcuni punti il montaggio per armonizzare meglio il video con il nuovo audio. «L’atmosfera è rarefatta, sonorità futuriste e delicate erompono di tanto in tanto in blocchi sonori più irruenti e industriali (…) Con questa operazione colta, per la prima volta la techno è uscita dal circuito più sotterraneo, per affiancarsi a un classico della storia del cinema» (Claudia Attimonelli, Techno: ritmi afrofuturisti). Il film con la nuova colonna sonora debutta nell’autunno del 2000 al Centre Pompidou di Parigi (sul sito axisrecords.com comparve una manciata di clip in Flash). L’interpretazione di Mills non viene apprezzata troppo dagli eredi di Lang, che negano il permesso per la realizzazione di una versione in VHS o DVD. Oltre a Metropolis, nel 2000 millsiano si segnala il primo dei quattro album Every Dog Has Its Day a firma Millsart  (4 volumi in 4 anni, pubblicati da Axis dal 2000 al 2003) e la compilation in CD The Art of Connecting, che sintetizza e sostanzialmente chiude un’era.

Da Metropolis in poi la carriera di Jeff Mills prende una progressiva ma evidente direzione, dove alla carriera stellare di DJ in giro per il globo, “leggenda vivente” a cui pagare reverenziale tributo, si affianca la ricerca di nuovi stimoli attraverso la contaminazione con altre espressioni artistiche, con la voglia di andare al di là e al di fuori dei club.

Mono, la sua prima installazione ispirata al monolite di 2001: Odissea nello spazio, viene presentata nel giugno 2001 al CCCB di Barcellona in occasione del Sonar Festival. L’iper-produzione discografica prosegue, con tantissime release, spesso esclusivamente funzionali ai suoi set, delle quali si fa fatica a tenere il passo e difficilmente distinguibili le une dalle altre. Time Machine (Tomorrow, 2001) è l’ennesimo, impeccabile ma interscambiabile album ambient techno: 43 minuti legati dal concept del viaggio nel tempo ispirato dalla fantascienza di H.G. Wells.  Actual (Axis, febbraio 2002), At First Sight (React, settembre 2002) e Medium (Axis, marzo 2003) proseguono sulla stessa, ormai ripetitiva, falsariga. Il meglio della produzione del periodo sta forse nelle tracce deep minimal del progetto See The Light (tre 12” pubblicati da Axis in edizione limitata verso la fine del 2003). Nel 2003 (arrivando fino al 2006) parte il progetto Mission 6277, dove Jeff si fa talent scout: le scoperte Elektrabel, Hieroglyphic Being, Sub Space, Zachary Lubin verranno inserite nel CD, mixed by Mills, The Mission Objective (2005, disponibile prima al Sonar in edizione limitata, poi in Giappone).

Il 2004 risulta essere una delle annate più piene ed eclettiche del secondo millennio per la cantina Mills: tra le pubblicazioni Axis spiccano il 12” Expanded e il primo trittico di 7” (Absolutespecial / Highlightspecial / Contactspecial) della serie Special, che proseguirà fino all’anno dopo e che verrà riproposta in CD nel 2005 (Contact Special, il primo capitolo della serie Sleeper Wakes). Il momento clou è dato dalla pubblicazione del DVD video Exhibitionist: «la madre di tutte le Boiler Room Sessions», materia di studio per tanti aspiranti DJ: il DVD a doppia facciata contiene quattro esibizioni ai tre piatti (da circa tre quarti d’ora ciascuna), visibili a scelta da una delle tre angolature disponibili. Il DVD esce accompagnato da un CD audio riassuntivo, il secondo DJ mix di Mills ufficialmente pubblicato dopo il set del Liquid Room. In Choice: A Collection of Classics, della serie di ottime compilation Azuli Records, Jeff si toglie per una volta la giacca da DJ funambolo e lascia cantare i dischi: una selezione godibilissima in doppio CD, con attenzione particolare alla dance music dei primi anni ’80, con ad esempio l’originale Ai No Corida del 1980 di Charles Jankel o l’Italo Disco dei Change di Petrus e Malavasi, puntate indietro nella disco-soul fine anni ’70 (The More I Get, The More I Want di Teddy Pendergrass, This Time Baby di Jackie Moore), omaggi all’electro hi-energy dei Telex (Moscow Discow, 1979), per arrivare alla techno anni Novanta (Bandulu, Ramirez) e chiudere in gloria con un meditativo Joey Beltram. A novembre 2004 esce infine il DVD+CD del progetto Three Ages, seconda incursione di Mills nel mondo del cinema muto degli anni Venti. Al film di Buster Keaton (in Italia conosciuto come L’amore attraverso i secoli o Senti, amore mio), già sghembo di suo (parodia di Intolerance di D.W. Griffith), Jeff applica una straniante e incongrua colonna sonora di liquida techno.

Il 2 giugno 2005 Mills si esibisce live al Pont Du Gard, nei pressi di Avignone con i 70 elementi della Montpellier Philarmonic Orchestra: il progetto Blue Potential è un pretenzioso tentativo di reinterpretazione di suoi brani techno con arrangiamento orchestrale (vedi per esempio The Bells suonata con vere campane), con la Roland TR-909 a dettare il ritmo. Il tentativo è apprezzabile ma il risultato è discutibile. Il DVD (+CD audio) del concerto esce per Tresor nel maggio del 2006. Alla fine del 2012 l’idea dello show orchestrale verrà riproposta, rivista e riequilibrata, con Light from the Outside World, dove Mills suona la 909 insieme all’Orchestre National d’Ile-de-France diretta da Christophe Mangou.

Il Nostro si lancia anche nell’abbigliamento: nel marzo 2007 insieme alla moglie Yoko Uozumi apre a Chicago la boutique di avant-garde fashion Gamma Player (che chiuderà nel 2010). Nel 2007 viene nominato Chevalier des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese. Nell’ottobre del 2008, in occasione del centenario del Manifesto Futurista, contribuisce con un’installazione video alla mostra “Le Futurisme à Paris” al Centre Pompidou. Il 2008 è anche l’anno in cui Mills e Mad Mike Banks, da qualche tempo riavvicinatisi (ma senza Robert Hood), presentano al Sonar e pubblicano per Tresor X-102 Rediscovers The Rings Of Saturn, la riedizione della pietra miliare del 1992, aggiornandone gli aspetti astronomici (a seguito dei nuovi dati forniti dalla sonda Cassini-Huygens), ripulendo il tutto e aggiungendo quattro tracce (come il vinile originale, anche il nuovo CD presenta qualche particolarità tecnica: la traccia 12 comincia dalla fine, e può essere ascoltata solo utilizzando la funzione “reverse”).

Intanto proseguono gli album Sleeper Wakes (dopo Contact Special del 2005 e One Man Spaceship del 2006, dal 2009 al 2014 viene pubblicato un capitolo all’anno: Sleeper Wakes, The Occurrence – uscito anche in versione VinylDisc: CD da un lato, vinile dall’altro – The Power, The Messenger, The Jungle Planet, Emerging Crystal Universe), dove il concept unitario – «una storia fantascientifica sulla struttura, la preservazione e i limiti delle specie umane e dell’esistenza» – è più chiaro e definito delle singole proposte musicali che lo compongono. La serie si intreccia con l’altro progetto Something In The Sky: dieci 12” (+ un CD mixato da DJ Surgeles, che ne dimostra l’utilizzo) usciti dal dicembre 2009 all’aprile 2013 contenenti solo tracce senza titolo, espressamente pensate ad usum DJ. Nell’estate del 2010 viene pubblicato il CD The Drummer 26, seguito e completamento dei 3 EP The Drummer del 2009 (ultimi progetti finora pubblicati via Purpose Maker): ognuno dei ventisei DJ tools inseriti rappresenta sulla carta una sorta di tributo ad un batterista storico, rievocato (solo molto idealmente) attraverso la Roland TR-808.

Continuano le produzioni con concept spazial-futuribile. Nel 2011 escono ben due album ispirati a film di fantascienza del 1966: 2087 (riferito a Cyborg: 2087) e il doppio Fantastic Voyage (ideale colonna sonora di Viaggio allucinante). Nel 2013 viene pubblicato Where Light Ends, ispirato al viaggio spaziale di Mamoru Mohri, il primo astronauta giapponese. Nel 2014 escono Chronicles Of Possible Worlds, soundtrack di una performance scientifico-artistica commissionata dalla Fondazione Vasarely (Aix-en-Provence), dove venivano «tradotti dati di pianeti extrasolari recentemente scoperti in danza, arte e techno music», e Man From Tomorrow, documentario di 45 minuti di Jacqueline Caux su/con il Nostro. Viene inaugurato inoltre un nuovo concept di DJ set: Time Tunnel: A Time Travel With Jeff Mills. Il format prevede un vero e proprio viaggio audiovisuale nel tempo della musica: passato, presente e futuro.

Nel 2015 i progetti extra-dancefloor si moltiplicano. Vengono messe a punto altre due nuove colonne sonore, entrambe per film degli anni Venti di registi tedeschi: Woman In The Moon, di Fritz Lang (uscita a gennaio in triplo CD), e Berlin, Symphonie Einer Grosstadt, di Walter Ruttmann (première a Bruxelles a settembre). Con l’Orchestra Sinfonico do Porto Mills, in collaborazione con Sylvain Griotto (con il quale Mills aveva già lavorato per Where Light Ends) presenta Planets, ispirato alla suite omonima di Holst. Riprendono inoltre i concerti Light from the Outside World, stavolta con la BBC Symphony Orchestra, sempre condotta da Mangou. A Tokyo viene allestita la mostra Weapons, dove Mills mette in scena una collezione di oggetti retrofuturistici dove troneggia The Visitor, reinvenzione di design della 909 ispirata ad un avvistamento UFO avvenuto negli anni ’40. Il Louvre gli affida (come era già successo con Laurent Garnier nel 2006) il progetto Carte Blanche: tra i cinque eventi organizzati da febbraio a giugno spiccano When Time Splits (performance, insieme al pianista uzbeko Mikhaïl Rudy, della colonna sonora del film incompiuto di Henri-Georges Clouzot, L’Enfer, datato 1964 – pubblicata come album in aprile), Life to Death and Black (film sull’antico Egitto diretto dallo stesso Mills, con colonna sonora suonata dal vivo accompagnato da una coreografia) e la première di Exhibitionist 2 (il seguito del video del 2004, composto da un DJ set con 3 CDj-2000 e una TR-909, una sorta di jam session con il batterista Skeeto Valdez, un esempio dei suoi virtuosistici assoli con la 909 e una sessione produttiva dimostrativa, con il suo commento fuoricampo. Il DVD, pubblicato a settembre, è accompagnato da un CD audio comprendente molte delle tracce utilizzate nei video, in gran parte inedite).

Nel 2016 Jeff Mills continua ad alternare i tanti DJ set “tradizionali” con sempre più frequenti “special performances” orchestrali o di cinemix (proiezione del film con colonna sonora suonata live). Da segnalare la data del 30 gennaio a Sidney, dove Mills si è esibito con la Melbourne Symphony Orchestra insieme a Derrick May, altro detroitiano non nuovo alle contaminazioni (ricordiamo le esperienze, a partire dal 2013, con la Detroit Symphony Orchestra). Tra i tanti nomi ospitati come featuring nel secondo volume di Electronica di Jean-Michel Jarre, uscito il 6 maggio, c’è anche quello di Jeff Mills: la traccia si chiama, sintomaticamente, The Architect.

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