Recensioni

Nostalgica, un tantino retromaniaca: l’idea che sta alla base del suono dei britannici Happynnes ha il cuore alla fine degli anni ’80 e la testa a inizio ’90. Nelle orecchie gli Sparklehorse – “primo grande amore condiviso da tutti”, precisa il chitarrista e cantante Benji Compston – e dietro il banco una garanzia del lo-fi come Adam Lasus (Yo La Tengo, Daniel Johnston, CYHSY). Insomma, gli ingredienti per un prodotto godibile ci sono tutti, e infatti il risultato non delude, al punto che Moshi Moshi Records ha deciso di ristampare Weird Little Birthday a meno di un anno dall’uscita, con l’aggiunta di brani inediti.
Si parte in sordina con una Baby, Jesus (Jelly Pop) che ribadisce, insieme alla successiva Naked Patients, le coordinate stilistiche del trio: indie-rock filo-statunitense, derivativo, grottesco e autoironico. I testi sono per lo più sussurrati, la voce rigorosamente straniante. Con Great Minds Think Alike, All Brains Taste The Same si sale di giri, mentre in Refrigerate Her, tutta con voce distorta, si architettano le prime timide dissonanze ben congegnate, mai disturbanti, sempre funzionali alle parole di Compston. La forma rimane morbida, calda, rotonda: ne è una riprova la soffice Pumpkin Noir, con la partecipazione di Ed Harcourt alla voce, che tanto sembra guardare al Neil Young di After The Gold Rush quanto agli Eels.
La ballata liberatoria It’s On You, insieme a Montreal Rock Band Somewhere, si fregia di una sensibilità melodica che, unitamente ai testi, trova una propria via che rievoca Pavement e Modest Mouse, con molte meno pretese ma non meno capacità di emozionare e convincere. Nella curiosa attesa di poterne ascoltare presto un seguito.
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