Recensioni

7.5

Dopo essere stato presentato in giro per il mondo a partire dal 2011, è ora disponibile anche in DVD la versione cinematografica di I Dream Of Wires, pregevole documentario canadese indipendente sui sintetizzatori modulari. Attraverso una settantina di interviste viene ripercorsa in un’ora e trentasei minuti la storia di uno degli strumenti che più hanno contribuito allo sviluppo musicale dell’ultimo mezzo secolo, delineandone in modo tutto sommato completo e non superficiale i momenti principali: nascita, ascesa, declino e rinascita.

Nascita: Stati Uniti, circa 1964. La contrapposizione tra l’approccio East Coast, più “squadrato” e tradizionale, di Bob Moog, e l’approccio West Coast, più “fricchettone” e aperto, di Don Buchla, vede prevalere il primo, con l’intuizione vincente di utilizzare la tastiera per rendere più comprensibile e fruibile  la sintesi elettronica ai musicisti. Il Moog di Switched-On Bach di Walter (poi Wendy) Carlos surclassa la sperimentazione lisergica di Silver Apples Of The Moon di Morton Subotnick. Ascesa: nel 1970 il Minimoog rende l’elettronica ancora più accessibile e portatile, ma utilizzando solo una frazione della potenza e della libertà dei synth fratelli maggiori. Entrano in scena l’ARP 2600, l’EMS Synthi 100, il Roland System-100M… L’avvento del punk prima, e dei preset synths digitali poi (con la Roland DX7 a rappresentare il male assoluto) segnano il declino: solo con l’acid house alla fine degli anni Ottanta l’analogico riprende vigore, attraverso macchine compatte come la TB-303 e la 909. Il digitale sembra dare il colpo di grazia: i grandi sintetizzatori modulari tornato dov’erano, ovvero negli studi di pochi, elitari, compositori e tecnici. Ma è dalla metà degli anni Novanta che, anche come reazione all’utilizzo asettico e senz’anima dei laptop, delle Digital Audio Workstation e dei plugin Virtual Studio Technology, il synth modulare riprende vita, basato sul nuovo standard Eurorack creato da Dieter Doepfer. Oggi sono tanti i produttori in grado di fornire materiale alla crescente domanda di moduli analogici, sempre più accessibili ed affidabili, da parte di una clientela di appassionati, musicisti e/o nerd. Siamo in pieno rinascimento analogico.

Scritto dai canadesi Robert Fantinatto e Jason Amm (con Fantinatto responsabile della regia, della fotografia e del montaggio, mentre ad Amm, aka Solvent, va attribuita anche la colonna sonora originale, rigorosamente analogico-modulare), il documentario è piacevole e godibile, alternando fluentemente la carrellata di interventi diretti – tra i tanti, presenti anche solo per pochi secondi, si segnalano Morton Subotnick, John Foxx, Vince Clarke (ex Depeche Mode, ex Erasure), Chris Carter, Robert Wheeler e Allen Ravenstine dei Pere Ubu, Jack Dangers dei Meat Beat Manifesto, Gary Numan – l’autore della canzone che dà il titolo al film – Carl Craig, Alec Empire, James Holden, John Tejada, Clark, Legowelt, Luke Abbott, Daniel Miller di Mute Records,  i Nine Inch Nails Trent Reznor e Alessandro Cortini, l’unico italiano coinvolto – con dettagli in close-up quasi-porno delle macchine, delle manopole, dei connettori, e rendendo bene il piacere intimamente fisico della manualità coinvolta nell’interazione tra musicista e synth analogico: l’elemento che più manca lavorando con i laptop.

Pur non potendo necessariamente entrare nei dettagli, né storici né tecnici (ai geek più impallati potrà interessare maggiormente la Hardcore Edition, dove il materiale del documentario è montato in una versione di quattro ore), I Dream Of Wires riesce a trasmettere le informazioni principali con passione e coinvolgimento. Il DVD (in inglese, ma con sottotitoli anche in italiano – non impeccabili) contiene tra gli extra un’intervista estesa ai NIN Reznor e Cortini, un approfondimento sulla collezione di synth di Vince Clarke e una divertente introduzione “for dummies” alla sintesi modulare. Consigliato a tutti gli appassionati di musica, non solo elettronica.

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