• apr
    27
    2018

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Wondaland Records

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Inarrestabile nella sua ascesa, Janelle Monáe. Lanciata nel mainstream e rispettata dalla critica. Star a ogni effetto – persino al cinema, con i blockbuster sociologici Moonlight e Hidden Figures – e sfuggente quel tanto che basta da incrementare un misterioso tasso iconico. Capace di esordire sulla lunga distanza con un disco, The ArchAndroid, di elegantissimo alt-R&B che poteva contare fra i produttori tanto il mentore Kevin Barnes degli of Montreal quanto Big Boy e Sean “Diddy” Combs, e di proseguire con l’esplosione commerciale di The Eletric Lady, al quale si inchinavano in veste di ospiti Prince, Erykah Badu, Solange ed Esperanza Spalding – entrambi ideati come concept suddivisi in più suite e ispirati nell’immaginario a Metropolis di Fritz Lang.

La cantante americana è il prototipo dell’artista del terzo millennio, trasversale in ciò che fa e nel tipo di pubblico a cui si rivolge. Talmente perfetta da sembrare irreale, eccessivamente polivalente, ma la verità è che una come lei in fondo mancava all’appello degli anni 10. L’atteso Dirty Computer, messo in precedenza in stand by proprio per gli impegni di attrice e sul quale è stato tenuto a lungo il più assoluto riserbo, è nel complesso più accessibile rispetto ai suoi predecessori, pur mantenendosi a distanza dalla faciloneria spicciola. I featuring sono sempre da capogiro: la title track di introduzione dà il “la” con Brian Wilson a fare il Brian Wilson, in un breve tripudio di cori angelici. Zoe Kravitz – figlia di Lenny, yes – appare in una Screwed che potrebbe benissimo accompagnare le gesta delle protagoniste di Glow, Grimes contraccambia l’ospitata della Monáe nel pezzo migliore di Art Angels, Venus Fky, partecipando al musical un po’ carnevalesco di Pynk, in una pink rain di pussies, mentre Pharrell Williams appone il suo lasciapassare sul potenziale radiofonico della giocosa I Got The Juice. 

Dagli outfit in bianco e nero, in omaggio alle origini working class, e dai riferimenti alla fantascienza si slitta alla fisicità di un corpus lirico tra femminismo, liberazione sessuale come attestato di potere, rivendicazioni black indirizzate all’America, alle forze dell’ordine. Le parole, di primo acchito semplici, alla portata di un’ampia audience, necessitano di un minimo di attenzione per sviscerarne le frequenti sterzate di senso. Ad ogni modo, si può godere dell’ascolto sia addentrandovisi sia fermandosi alla scintillante mescola di (post-)soul e hip hop, condita da melodie superpop, elettriche rock, groove funk, cambi di direzione arty. È un afrofuturismo mai veramente sperimentale, che mantiene un orecchio sintonizzato sulle radici, e al tempo stesso dal DNA troppo raffinato e complesso per trasformarsi in una proposta accomodante.

Le canzoni, stavolta, sfilano in naturale successione. Crazy, Classic, Life, per dire, parte come traccia da party e diviene invettiva impegnata. Take A Byte, dalle nuance 80s, ha in sé i germi di Madonna e le scariche androgine dell’ultima St. Vincent. Django Jane è l’episodio più rappato in scaletta e coinvolge con veemenza al solito chic, con inserti di archi a innalzare la teatralità, senza mai oltrepassare il limite del buon gusto, sino a un conclusivo mini-monologo della vagina. I Like That è una chicca di vocalizzi e ricami ritmici ad hoc, Don’t Judge è morbidezza di cantautorato psych-confessionale dalle corde acustiche. Si allenta il tiro, forse, solo con un finale più didascalico, con l’1-2 comunque funzionale di So Afraid e Americans: peccati veniali. Poi, ovviamente, c’è Make Me Feel, già in heavy rotation ovunque: onde FM, pubblicità, canali video. In questo brano più che in ogni altro si avverte la collaborazione con il genio di Minneapolis, che certo non nutriva un debole a caso per Janelle: «Prince stava effettivamente lavorando all’album con me prima che passasse a un’altra frequenza, e mi ha aiutato a trovare alcune sonorità». Singolo perfetto, bomba soul dalle chitarre in grazia funky. Non sarà un passaggio di testimone, ma a livello ideale è la ciliegina sulla torta pop, almeno a oggi, del 2018. Princess Janelle.

27 Aprile 2018
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