• set
    28
    2018

Album

Planet Mu Records

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A un anno dallo strabiliante sophomore-album Black Origami torna Jlin con del nuovo materiale originale: Autobiography non è infatti il terzo disco della producer americana, ma un progetto collaterale e contemporaneamente un sogno che si realizza, ovvero la colonna sonora dell’ultimo, ambizioso progetto del coreografo e danzatore inglese Wayne McGregor. Ispirato dal corpo come memoria e dalla sequenza del genoma umano, Autobiography si compone di ventitré volumi coreografici allineati diversamente tramite algoritmo per ogni esibizione: una riflessione nuova ed insieme il coronamento di venticinque anni di carriera per McGregor che, per l’occasione, si è circondato di collaboratori preziosi. Come appunto Jlin, che accompagnerà live le varie date dell’opera: se Black Origami mostrava già l’intenzione di muoversi in un terreno più ampio di quello del footwork (genere in cui ha sì mosso i primi passi e a cui deve molto, ma che le è sempre stato stretto), questa volta ogni residuo del passato è lasciato alle spalle, per merito anche dell’assoluta fiducia concessa da McGregor.

In attesa di poter apprezzare Autobiography in tutta la sua complessità e multimedialità, non possiamo che soffermarci ad ammirare l’accompagnamento sonico realizzato da Jlin: solamente il singolo The Abyss of Doubt e Permutation (decisamente schizofrenica la prima, più minacciosa e robotica la seconda) ci riportano immediatamente al prestigioso predecessore, mente il resto è pura esplorazione, graduale presa di coscienza (e confidenza) di nuove tecniche e nuovi linguaggi (Blue I gira quasi dalle parti del downtempo più crepuscolare), tra mutazioni del verbo di RP Boo e DJ Rashad ora più antigravitazionali (Annotation e la splendida Carbon 12), ora più cibernetiche (Unorthodox Elements, Mutation e soprattutto l’avveneristica e onnivora, tra oriente e cyber-punk, Kundalini), e una serie di numeri ambient che punteggiano l’ascolto, dall’iniziale First Overture – che ricorda l’elettronica più concettuale e museale di Mira Calix e Ipek Gorgun – alle due parti di Anamnesis e ai due interludi, tutti momenti assai debitori verso l’esotismo minimalista e bucolico della recentemente riscoperta Midori Takada.

Ma non sono i riferimenti o le influenze a rendere Autobiography il monumento alla creatività, alla passione e alle sfide che effettivamente è: no, a decretarne la grandezza è la capacità di un’artista di mettersi in gioco, di confrontarsi e fare proprie nuove istanze, dalle più prevedibili a quelle proprio sorprendenti.

27 Settembre 2018
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Jlin

Autobiography (Music from Wayne McGregor’s Autobiography)

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