Recensioni

Dopo il bagno di critica con Veteran e un successo direttamente proporzionale raccolto nei grandi live di cui è stato protagonista (Pitchfork Music Festival e Primavera Sound su tutti), l’attesa per questa nuova uscita era alta. Nomi altisonanti coinvolti dietro le quinte – da James Blake a Flume, da Jeff Tweedy a Kenny Beats – e abbondante mole di brani a disposizione tra cui scegliere per la scaletta definitiva (si mormora intorno al centinaio), alla fine siamo davanti ad un disco di 18 tracce ma che paradossalmente è il più breve nella carriera di Peggy (soli 39 minuti). L’intruglio resta intrigante, con trap e r&b scagliate in un frullatore impazzito di sbragate punk, glitch e noise, il tutto condito da un paio di bestemmie e da un viscerale odio verso praticamente ogni cosa. Un difetto c’è, e diciamolo subito: l’effetto sorpresa di Veteran è un po’ smaltito. La sensazione di sentirsi togliere la sedia da sotto le chiappe ad ogni pezzo c’è ancora ma stemperata, e in generale la violenza dei pezzi risulta smorzata. Già l’iniziale Jesus Forgive Me, I Am a Thot (e complimenti per il titolo…) potrebbe lasciar intendere una normalizzazione di Peggy: è infatti perfettamente inscatolabile in una canonica e strutturata alternanza strofa-ritornello, anche se i due non c’entrano praticamente nulla l’uno con l’altro.
Man mano che ci addentriamo nella scaletta però il livello di complessità della faccenda cresce esponenzialmente, e proprio quando ci si è comodamente adagiati su qualche morbidezza croonata arriva puntuale lo schiaffo in faccia (Kenan Vs. Kel). Spesso prende la forma di qualche chitarra distorta e completamente sfigurata figlia più di un distruttivo punk di matrice bianca che di qualsiasi devianza in seno alla black music. A volte invece l’operazione è giocata in senso inverso, e da brani serrati, con rime mitragliate su synth cacofonici si sfocia in rarefazioni Spacey reminescenti addirittura dell’Aphex Twin più ambientale (vagamente dai…), come in PRONE! e Papi I Missed U. Tuttavia il giochino non si esaurisce nella banale reiterazione del susseguirsi “parte lenta r&b/violenta esplosione cacofonica” o viceversa. Ad esempio in Beta Mail Strategies sembra incartarsi in un loop autistico per poi rotolare in un assolo di chitarra stiracchiato e sottile, come una marmellata spalmata su troppo pane. E poi ci sono insospettabili tandem di chitarra acustica e flauto (Grimy Waifu), cori angelici prestati al singolo perfetto (BBW, che però dura solo un minuto e mezzo), abrasioni shoegaze (Life_s Hard, Here_s A Song About), ritornelli pop contagiosi dal nulla (Thiot Tactics) e trollate inaspettate, come quando in BasicBitchTearGas si lancia nell’improbabile cover di No Scrubs delle TLC.
Insomma, se il bulimico terrorismo musicale di Peggy non arriva più come un proverbiale fulmine a ciel sereno outta nowhere, nondimeno riesce ad entusiasmare ancora e abbondantemente. Non si è normalizzato e continua a sputare e imprecare dalle retrovie, senza per questo rinunciare a un’esposizione comunque importante. È un equilibrio complesso da gestire, e farlo meglio sarebbe probabilmente impossibile.
Amazon
