• feb
    05
    2016

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City Slang

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Over 35 stanchi dell’EDM, con in testa la lezione di Kings of Convenience e degli anni 80 degli A-ha, qualche rimando a LCD Soundsystem, Hercules And Love Affair e anche, perché no, a Hot Chip e quindi a tutto quel post-blues bianco che di Robert Wyatt in qualche modo è figlio. La disco dei Junior Boys ha sempre cercato di essere cool con alti e bassi, ma qui sembra aver trovato finalmente la quadratura del cerchio. Un disco, questo Big Black Coat, che Jeremy Greenspan e Matt Didemus fanno uscire dopo cinque lunghi anni di silenzio dal non troppo convincente It’s All True. Greenspan nel frattempo ha collaborato a un EP su Jiaolong (l’etichetta di Daphni aka Caribou, che è pure originario di Hamilton), pubblicato qualche singolo e co-prodotto il disco di Jessy Lanza, Pull My Hair Back. Didemus invece si è spostato a Berlino, ha iniziato a pubblicare con il moniker Diva e ha pure fondato un’etichetta, la Obsession.

Saranno le attività diverse, sarà l’esperienza che aumenta, ma i due stavolta hanno piazzato pezzi eccellenti: la cover del cantante americano Bobby Caldwell, What You Won’t Do For Love, una disco-soul che viaggia senza imbarazzo tra Detroit e gli Ottanta dei Double (ricordate The Captain Of Her Heart?), il lentone pieno di synth à la Badalamenti Baby Don’t Hurt Me, il falsetto in eco à la Arthur Russel (Love Is A Fire), il richiamo alle camere blindate dei Japan nella title track e la percussione moroderiana di Over It.  

Zero ammiccamenti al post-soul di The Weeknd o Jamie xx: il duo dell’Ontario è più fedele a un estetica disco “in purezza”, tagliata con il soul e con la fredda malinconia della provincia americana. Questa volta i ricordi non risultano ostentati, anzi, sono proprio l’ingrediente che dà la marcia in più all’amalgama di un album pieno di anima e di ritmo per dancefloor “adult”. Bentornati ragazzi.   

1 febbraio 2016
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