Recensioni

6.8

L’approdo a Sanremo era inevitabile. Una prima sensazione di questo importante passaggio di carriera – importante per le dinamiche tutte italiote con cui lo show business si autogestisce da anni – lo avevamo avuto all’epoca della nostra intervista a ridosso dell’uscita dell’ultimo album. E proprio all’ascolto di Magmamemoria è innegabile un certo stacco col passato, musicalmente e produttivamente parlando. La firma con Warner è esibita in una scaletta che per la prima volta conferisce al lavoro un senso di insieme perfettamente calibrato e compiuto, intimo ma esuberante, riflessivo ma estremo, cantautorale e al contempo fieramente radiofonico. Insomma, Levante ha fatto il grande passo, quello che si traduce nell’estensione del proprio pubblico, dalla nicchia di chi cercava un corrispettivo al femminile di quell’it-pop tanto in voga oggi a ogni genere di ascoltatore (capace in questo modo di riempire il Forum di Assago all’esordio) e Magmamemoria è proprio il lavoro certosino e senza errori grossolani che ci si aspetta da un’artista in grado di porsi come obiettivo la concretizzazione di un successo che fino a poco prima sembrava relegato in un angolo, controvoglia.

«Il più siciliano dei miei lavori», come afferma la stessa Levante, e si sente! Sia nella composizione della scaletta e del concept ideale su cui ruota l’intera narrazione (la memoria, il rimpianto, ma soprattutto la capacità di riscattarsi/emanciparsi), sia nei nomi coinvolti, visto che in ben due brani compaiono come co-autori anche due come Colapesce e Dimartino (una coppia artistica sempre più rodata); un connubio tanto sperato quanto naturale e spontaneo, lo si nota da come suonano Regno animale e – soprattutto – Lo stretto necessario (dove a questi tre si aggiunge un’altra isolana di ferro come Carmen Consoli, cui Claudia Lagona paga un doveroso tributo) dove ogni strofa ricorda il sole cocente della Sicilia in estate (e hit radiofonica ampiamente meritata). Interessante, poi, la messa in musica immaginaria dei due romanzi della cantautrice, ovvero Se non ti vedo non esisti e Questa è l’ultima volta che ti dimentico. Per il resto la scaletta scorre abbastanza bene, nonostante qualche passaggio un po’ troppo ridondante nella parte centrale (Il giorno prima del giorno dell’inizio non ha mai avuto fine, Saturno, Rancore) rischi di indebolire fin troppo l’ispirato finale (Antonio, Arcano 13).

Con il debutto a Sanremo, si diceva, la nostra non avrà di certo nulla da dimostrare, anche se la contemporanea scena musicale dell’Ariston non è più avvezza a un pop radiofonico di siffatta produzione artistica, inserendosi nel solco lasciato da un Max Gazzé o da un Daniele Silvestri, mentre adesso l’audience assassina richiede personaggi più simili ad Achille Lauro o bersagli fin troppo facili come Junior Cally o Elettra Lamborghini. Magmamemoria rimane comunque il punto più alto toccato da Levante finora. E non può che far piacere anche solo così.

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