Recensioni

7

Quando si dice R.E.M. è facile essere colti da una ventata di nostalgia mista a rispetto. Il rispetto per una band che ha mantenuto un’eroica dignità fino all’ultimo saluto, riuscendo forse più di tutte a primeggiare per quasi tre decenni senza evidenti passi falsi – o quasi, vedi Around The Sun – e mantenendo sotto la soglia dell’accettabile il classico – lungo – declino che colpisce un po’ tutti i grandi (vero U2?).

Nonostante questo, in pochi hanno tentato di seguire le orme della band di Michael Stipe riproducendo più o meno fedelmente certi stilemi che la formazione di Athens ha portato avanti lungo gli anni di attività, e per di più si parla comunque di casi isolati – leggasi singoli brani – all’interno di carriere che guardavano, di base, altrove: pensiamo alla famosa Selling The Drama dei Live, Saturday Nightmares dei Logh, People Help The People dei Cherry Ghost o qualcosa degli ultimi Decemberists. I Line & Circle (ed in parte i connazionali Cassettes on Tape), invece, partono realmente con un sound che ruota in tutto e per tutto attorno a quello dei R.E.M, in particolare quello dei primi dischi della band di Automatic for The People.

La formazione californiana – con origini del midwest – aveva già dato prova del proprio intento un paio di stagioni fa con l’ottima Roman Ruins – forse ad oggi il loro apice – e ad inizio anno con la più angolare Mine Is Mine, ma solo oggi – finalmente – esce con un prodotto composto da più di due tracce (ben tre, per l’esattezza), ovvero l’omonimo EP d’esordio. Tre inediti: Wounded Desire, assolutamente in linea con le produzioni precedenti e con i R.E.M anni ’80, ha fascino, melodia e il giusto retrogusto malinconico per diventare un piccolo oggetto di culto; Mesolithic con il suo ritornello più corale – e leggermente più prevedibile – scorre via lungo le strade americane con un gran bel tiro e arricchimenti vocali alla Mike Mills sul finale; la conclusiva e meno immediata Beauty Is Exhausting – titolo vagamente Morrisseyiano – cresce ascolto dopo ascolto.

Sebbene sia difficile scorgere nel leader Brian J. Cohen il carisma trasversale di uno Stipe, le armonie sono già quelle giuste: un contagioso contorno costruito da bassline dritte e quel chitarrino jangly che non stanca mai. Come per i Beach Slang (sul secondo EP in modo un po’ meno evidente) con i Replacements/Goo Goo Dolls, anche qui ci troviamo davanti, in primis, a belle canzoni compatte e vincenti, non esclusivamente ad un revivalismo mirato. Vista poi la facilità con cui i Line & Circle sembrano saper condensare in quattro minuti tutto un universo di cui – obiettivamente – stavamo iniziando a sentire la mancanza, c’è da aspettarsi un album d’esordio di un certo livello.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette