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Per celebrare i vent’anni della sua Bella Union, l’ex basso dei Cocteau TwinsSimon Raymonde, si lancia in un nuovo progetto di band assieme al batterista della band post-punk Dif Juz Richie Thomas (ma anche collaboratore di The Jesus and Mary ChainThis Mortal Coil). Sulla carta le affinità ci sono tutte: cinquantenni dal passato glorioso che hanno continuato a divertirsi a fare demo insieme fino a oggi e che dovrebbero poter incastrare le loro idee musicali con naturalezza.

Del passato rimane solo qualche eco nell’immagine di copertina, tra folk monumentale e spiritualità oscura. Per il resto, il drumming tinto di jazz di Thomas e il basso trainante di Raymonde sono messi al servizio di 15 canzoni piuttosto ordinarie, costruite attorno a un’idea pop patinata dall’aria Seventies e affidate di volta in volta a una ridda di guest vocalist. Oltre a Ghostpoet e Tim Smith in libera uscita dai Midlake (con un brano, She Led Me Away, che nella sua band non avrebbe superato il taglio), il resto del cast di supporto, che pesca abbondantemente nel roster Bella Union (e al patron della tua etichetta gli puoi dire di no?) è tutto al femminile: una Beth Cannon che prova a imitare Kate Bush (Bones), Leila Moss (The Duke Spirit e Ghostpost), Karen Peris (The Innocence Mission, a detta sua, l’artista preferita di Raymonde). Tra tutti si salva Marissa Nadler, la musicista probabilmente con il miglior pedigree nel lotto, che riesce a infondere personalità a un paio di brani molto dilatati che flirtano con elettronica e ambient. Da segnalare anche che sbandierare Sharon Van Ettenche si limita a fare il coro in un brano (Life Inside a Paradox), ci pare un po’ esagerato.

Alla fine, al netto del sussulto Nadler di cui abbiamo detto, di Ojalá rimane l’impressione che sia uno di quei dischi di duetti che le vecchie glorie non resistono dal mettere sul mercato quando hanno poco, o punto, da dire.

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