Live Report
Dal 25 maggio al 26 maggio 2018

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È un festival dalle due anime, quello andato in scena al Circolo Magnolia lo scorso weekend, dove si è svolta la quattordicesima edizione del Mi Ami. Edizione molto attesa, soprattutto dopo il successo di quella passata che vedeva alternarsi sul palcoscenico grandi nomi come Carmen Consoli, Baustelle e Le Luci della Centrale Elettrica. Grandi nomi che sono arrivati puntuali anche in questo 2018, anno in cui il festival della Musica Importante a Milano ha fatto registrare per la prima volta nell’arco della sua storia un sold out, nella data del 25 maggio, e i motivi sono presto detti. Ma andiamo con ordine.

Dicevamo di una kermesse dalla doppia faccia, un giano bifronte dove un lato della medaglia ha chiaramente svariati lustri in meno del corrispettivo dall’altra parte. La prima giornata del festival è infatti dedicata ai Millennials, a quella generazione Spotify che probabilmente non ha mai sentito parlare di singoli in uscita, che probabilmente riscopre il vinile quasi fosse un oggetto mitologico di un’era lontana, ma che sostanzialmente campa di ascolti in streaming e visualizzazioni su YouTube. Non è un caso se gli ospiti di giornata appartengono tutti (o quasi) a quella scena contemporanea dell’indie da cameretta – che guarda come capostipiti a figure osannate quali Calcutta e via discorrendo – o che cavalca l’onda della cosiddetta trap italiana al suon di nomi monosillabici (Masamasa, Galeffi) e carisma da cartolina tagliato con l’accetta. Da un Francesco De Leo che fa innamorare le ragazzine del liceo a suon di melodie agrodolci di chiaro stampo adolescenziale (all’album Malanoche è seguita anche l’apertura per i Baustelle all’Alcatraz di Milano) a un Paletti molto più concentrato su una performance quadrata, ma non priva dei soliti atteggiamenti gigioni da cabaret del pop italiano. Il nome che infiamma il primo pomeriggio è però quello di Galeffi, che sul palco situato ai piedi della collinetta (Palco Havaianas) registra il pienone e dirige una folla che canta a squarciagola praticamente ogni brano; situazione ripetutasi – stavolta sponda pop melodico – con Francesca Michielin, che dopo la consacrazione a X Factor e Sanremo giunge finalmente alla sua prima apparizione all’interno di un festival.

Se la verve dei Coma Cose risulta innegabile anche per il più scettico degli ascoltatori, non si può certo dire lo stesso degli Ex-Otago, vero vuoto pneumatico di questo panorama indie già saturo ed emblema di una spensieratezza tutt’altro che spontanea, bensì profondamente costruita a tavolino, tanto da risultare perfino imbarazzante. Un live, quello della band genovese al Mi Ami, attesissimo poiché unica data estiva, che però svela troppo presto le sue carte (un bluff bello e buono), risultando ridondante fino all’inverosimile. Sullo stesso Palco Pertini, certamente il più ambito dagli artisti in calendario all’ex-idroscalo, qualche ora dopo è stato il turno di Cosmo. “L’ultima festa” della serata è un campionario di suoni, luci e sensazioni dalla confezione impeccabile e dall’esecuzione che si adagia costantemente su ritmi ben al di sopra della media, ravvivando una giornata che sembrava essersi incanalata su una modalità automatica da ascolto passivo. In ombra per la prima parte del live – la più suggestiva senza dubbio – l’ego di Marco Jacopo Bianchi, forte del successo del suo Cosmotronic, esplode in una seconda sequenza frenetica e orgiastica il cui culmine è il tuffo su una folla che lo catapulta fino alla regia. Due le comparsate a sorpresa della prima giornata: quella di Giorgio Poi per intonare Missili insieme a Frah Quintale (nello show di quest’ultimo) e il live acustico – telefonatissimo – di Calcutta per festeggiare l’uscita del suo ultimo album, Evergreen.

La seconda giornata è dichiaratamente rivolta a un pubblico più adulto e affetto da una sensibilità che viaggia su altri binari – anche se spesso in grado di convergere sullo stesso livello. Dopo la prima manciata di concerti – in cui svettano le performance di Giorginess e Giovanni Succi – sono i Dunk a sancire la festa rock che condizionerà buona parte del Day 2. Il supergruppo composto da Ettore e Marco Giuradei (fondatori del gruppo bresciano Giuradei), più Luca Ferrari dei Verdena e Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi esegue praticamente per intero il suo esordio, il sorprendente e sfaccettato Dunk, alimentando un desiderio rock estraneo alla giornata precedente. Dopo l’entusiasmo sudamericano dei Selton, è il momento di un lunghissimo effetto nostalgia che ha fatto la gioia dei trentenni presenti: non solo il live – da macchina del tempo dei ricordi – dei Tre Allegri Ragazzi Morti, ma soprattutto la reunion a undici anni dall’ultima volta dei Prozac+ – in una delle due date che celebrano il ventennale dell’uscita di Acido Acida. Il loro è il volto rappresentativo della seconda anima del festival, quella cresciuta negli anni Novanta, quando il post-punk era già giunto al capolinea da diverso tempo ma lasciava ancora qualche piccolissima soddisfazione. Un lungo live che ritrova intatta la verve da palco di Eva Poles, Gian Maria Accusani e Elisabetta Imelio, come se questi ultimi dieci anni di iato non ci fossero mai stati. Il lato indie della serata rivive per un ultimo colpo di coda, grazie alle performance di Maria Antonietta (fresca di pubblicazione con Deluderti) e Colapesce (quasi alla fine del suo Infedele tour) su quello stesso Palco Havaianas che ha visto la presenza – come per le altre date – anche di Adele Nigro degli Any Other (all’interno dell’Infedele Orchestra), altra promessa dell’indie attesa al prossimo Primavera Sound e con l’annunciato secondo album.

Insomma, con oltre 15mila presenze registrate, il Mi Ami Festival si conferma un’ottima occasione che sposa il gusto mainstream/adolescenziale del panorama musicale contemporaneo con sferzate intelligenti e inaspettate che hanno fatto la gioia anche degli over 25. Ottima, poi, anche l’organizzazione generale: dai parcheggi ampissimi, alle code per l’ingresso diligentemente smistate, alle zone ricreative disseminate per le tre location principali. Il tutto in due giornate dove le temperature sono andate abbondantemente oltre i 28 gradi, e non è poco. foto: Rockit.

31 Maggio 2018
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