• ott
    19
    2018

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In un periodo storico in cui la musica ha la durata di una settimana, la maggior parte di voi non si ricorderà di per il suo esordio, ma non l’avrà dimenticata per aver collaborato con Major Lazer (Lean On e Cold Water). Ebbene, questa capacità di seminare banger da Top 5 in heavy rotation radiofonica è comunque accompagnata da una giusta dose di consapevolezza e di bravura che riesce a non far scadere nel banale la giovane cantante danese. Riuscire a finire in classifica, restarci, essere ricordata, non è un male se ci si arriva con i mezzi giusti. Bionda dagli occhi azzurri, la nostra Trilly, con la sua polverina magica, a quattro anni da No Mythologies to Follow è approdata finalmente a Forever Neverland. Già dall’apertura, quello che spiazza è lo scontro tra un album pop fino al midollo, con un’alta concentrazione di hit e ritornelli che s’imprimono nella mente, e una voce così sensuale e a tratti malinconica che a volte capita persino di pensare di aver fatto partire un disco di Lana Del Rey (Intro). Iperbole o no, si capisce da subito che è la personalità di  a fare la differenza, non sono le basi.

La giovane cantante danese sa il fatto suo, ha le amicizie giuste, conosce i trend e, cosa non meno importante, si avvale di produttori che finora l’hanno esaltata ma anche sfruttata a dovere. Di Diplo dicevamo più per via dei Major Lazer, ma qui troviamo anche SOPHIE, Benny Blanco, Cashmere Cat, Hudson Mohawke, Dillon, Frank Dukes, John Hill e davvero una marea di altri che nel mondo del pop e dei ritmi hanno pesi differenti ma assieme formano una vera e propria corporation. Forever Neverland, in perfetta linea con quello che ci si aspetta da un album capace di svettare sulle classifiche internazionali, ha di conseguenza una spina dorsale elettronica ed è costruito su prevedibili groove moombahton e dancehall (vedi subito Way Down) che lo rendono senza dubbio un disco smaccatamente estivo. Anche i feat. non possono mancare in un progetto siffatto: immancabile Charli XCX, curioso What So Not (prima un duo con dentro Flume) e interessante Empress Of, emergente starlette anche lei fresca di album (US).

Andando dal contorno alla sostanza, il lavoro oltre a ovvie rotondità pop infila anche una vena autobiografica e intimista: Blur sembra una versione di Where Is My Mind dei Pixies a cui vengono aggiunte distorsioni vocoderizzate à la Frou Frou che ritroviamo anche più avanti in Beautiful werk. In Nostalgia, dove viene raccontata la storia del suo primo amore, affiora una vena di dolcezza che trova la sua massima espressione nella ballata Hollywood, tra i momenti più emozionanti in scaletta. Aggiungiamo che  affonda le sue radici in Scandinavia, patria dell’electropop europeo, e questo fa di lei l’ultimogenita di una stirpe fatta di Lykke LiFever Ray e Robyn. Quest’ultima in particolare può far da madrina, obiettivo di un percorso di crescita.

Dopo le hit, le collaborazioni importanti e la fama internazionale, chissà che anche per lei non si sviluppi una carriera altrettanto significativa. Nel frattempo Forever Neverland è un pop album contemporaneo senza barriere, con i pezzi giusti e una punta di intimismo. E per il momento non chiediamo di più.

20 ottobre 2018
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