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Probabilmente l’esordio più atteso e “hypato” in campo future r&b di questo 2016, insieme a Dvsn, arriva finalmente il debutto in LP di Nao. Inglese (East London, per la precisione), forte di una solida formazione accademica di stampo jazz alla Guildhall School of Music & Drama di Londra, Neo Jessica Joshua – questo l’altisonante nome di battesimo – inizia a muovere i primi passi come backing singer di Kwabs e Jarvis Cocker, oltre a militare per 6 anni (dal 2008 al 2014) in un gruppo femminile a cappella chiamato The Boxettes e a sviluppare una parallela – e intensa – attività di ghostwriter per progetti grime e garage.
Giunta l’ora di mettersi in proprio, nell’ottobre 2014 arriva un primo EP intitolato So Good la cui title track diventa rapidamente un piccolo-grande caso in patria, scollinando la quarta posizione della chart elettronica di iTunes e venendo spinta a tutto motore dai canali della BBC. Da qui alla (quasi inevitabile) etichetta di best new music di Pitchfork per il secondo EP February 15 (arrivato a maggio 2015) il passo è breve. Se a questo aggiungiamo una collaborazione con i golden boyz del pop furbetto Disclosure arrivata con tempi impeccabili – stiamo parlando di Superego, contenuta nel loro ultimo, stravenduto ma non del tutto convincente Caracal) – è facile capire come il terreno per questo esordio sul formato lungo sia stato preparato ad arte.
Il future r&b di Nao di future non ha poi molto. Il suo «wonky funk» – come lei stessa ha definito la sua musica – sembra seguire un approccio abbastanza omnicomprensivo – e stiamo parlando delle diverse correnti attualmente in seno all’ambiente nu (o future che dir si voglia) r&b: c’è la strada tracciata e percorsa da una FKA Twigs o una Kelela (come nelle morbide ballate Bad Blood e Girlfriend, o nell’eterea e sospesa Blue Wine) e, parallelamente, una via in un certo senso più tradizionalista; siamo spesso nuovamente dalle parti di Aaliyah, quindi – attualizzando – verso un intrigante mix tra le ortodossie funk-pop di Blood Orange e l’aura da sacerdotessa soul di Erykah Badu – seppur spogliata delle sue fascinazioni mistiche. C’è tanto, tantissimo funk in For All We Know, ora canonico (Get to Know Ya), ora macchiato da frequenti incursioni house (le ottime DYWM e We Don’t Give A). Il tutto è poi confezionato in un formato che – anche eccedendo leggermente in lunghezza – sembra guardare al famigerato e sempre più inflazionato mixtape, con intro e intermezzi denominati Voice Memo, quasi a simulare una registrazione in presa diretta tramite iPhone che conferisca al tutto una patina da bozza “rough”.
Quello che più rimane dall’ascolto di questo esordio è sicuramente la voce di Nao. Infantile, spesso quasi robotica (a tratti come una Britney Spears periodo …Baby One More Time), ma sempre radicalmente black. Forse non sempre solidissima come tenuta – echi, riverberi e cori la sostengono perennemente – ma inconfondibile e molto personale.
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