Recensioni

Neneh Cherry è sempre riuscita a sintetizzare, nei suoi dischi solisti (e prima nei Rip Rig + Panic) la contemporaneità musicale che ha vissuto. Nel 1989 fondeva hip-hop, funk, lustrini pop in stile Madonna (tutti elementi che caratterizzavano “la musica che gira intorno” di quel periodo) in un disco stratificato e intrigante come Raw Like Sushi; nel 1992 Homebrew trovava il modo di far convivere r&b, ancora hip hop e funk, trip hop epidermico e addirittura qualche sporadica chitarra elettrica vagamente rap-rock (in brani come Money Love, in cui è palese il debito nei confronti di Prince); con Man del 1996 la Cherry si inseriva pienamente in quel soul/r&b/pop tipico del decennio – e diffuso anche a livello mainstream – tutto tastiere morbide e atmosfere suadenti (vi ricordate di Woman?), con una trasversalità stilistica che ammiccava ad Ani Di Franco (altro must dei ’90) in brani come Bestiality, occhieggiava all’etnico in Golden Ring, citava l’indie nineties più chitarristico e sdrucito in Kootchi.
L’altro elemento tipico dell’artista svedese è sempre stata la capacità, nel tempo, di dar vita a collaborazioni e featuring fondamentali non solo in termini di crescita artistica, ma anche di visibilità: Man conteneva l’hit 7 Seconds in duetto con Youssou N’Dour, oltre a una Together Now co-prodotta da Tricky; Homebrew poteva vantare una Trout in condivisione con Michael Stipe dei R.E.M. (arrivati al successo mondiale solo un anno prima, nel 1991, con Losing My Religion) e una Somedays co-prodotta da Geoff Barrow; Raw Like Sushi contava sull’apporto di Robert Del Naja dei Massive Attack in un brano come Manchild. Ecco, quindi, che il Four Tet chiamato a produrre il nuovo Blank Project non stupisce più di tanto. E’ lui, in fondo, uno dei musicisti più quotati/trasversali/creativi dell’ultimo decennio e la Cherry lo sa bene. In più, il senso d’attesa che tale partnership ha generato nella mente dell’ascoltatore (dove potrebbe portare una collisione di universi musicali tanto differenti?), è valsa almeno, in termini di hype, quanto tutta la campagna promozionale per Reflektor degli Arcade Fire.
Registrato in cinque giorni e caratterizzato da una sorta di minimalismo applicato forzatamente alla musica, Blank Project non si cura dell’elemento pop presente nei dischi precedenti della Cherry (a parte forse la Out Of The Black col feat. di Robyn). E’ forse questo il marchio indelebile di un Four Tet che sposta l’asse del disco soprattutto sul fattore ritmico. La voce è libera di spaziare – grazie a un approccio in ottica jazz, come ad esempio nel soul dell’iniziale, bellissima, Across the Water – in una struttura armonica quasi inesistente, di certo ruvida ed essenziale. Una scelta che genera talvolta dissonanze, talvolta elementi ritmici vocali aggiunti ai suoni (date un ascolto ai tribalismi di Cynical), talvolta piccole parentesi di minimal ambient-r&b (422), in qualche caso commistioni sorprendenti (il trip hop atipico di Spit Three Times).
Eppure Blank Project non è “il disco di Four Tet” (il brano che si avvicina di più al suo immaginario è forse Dossier) e nemmeno un album di elettronica/dance pura; ha forse più un approccio à la M.I.A., pur distaccandosene decisamente nella scelta dei suoni. Oltre ad essere una sorta di punto di incontro, di patto di non belligeranza, con cui Neneh Cerry decide coscientemente di rinunciare a buona parte del suo passato – approccio alla scrittura, eredità pop, un sistema musicale/promozionale/di registrazione major ormai fuori dal tempo e, probabilmente, anche al vecchio pubblico – e Kieran Hebden si prende l’impegno di immergerla nello Stige del ventunesimo secolo, tenendola però ben stretta dal tallone per preservarne personalità e motivazioni. E’ un atto di coraggio non da poco, se ci pensate, per una musicista che ha conosciuto la gloria delle posizioni più alte delle classifiche di vendita.
L’esperimento è intrigante e, a nostro modo di vedere, riuscito. Un lavoro che non lascia spazio all’immaginazione, per certi versi persino intransigente, certamente da decifrare senza filtri pregressi.
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