• set
    07
    2014

Album

Monotreme

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Se una band vanta collaborazioni con Gonjasufi, NotwistPerdurabo (moniker di uno personaggio misterioso), ha nel taschino un contratto discografico con Monotreme, fa uscire streaming esclusivi con Consequence Of Sound e Clash Magazine, mostra un sound internazionale da paura, non stupisce che in Italia se ne parli poco. La “tronica” in tinte kraut – sperimentale, eppure comodamente fruibile – dei torinesi Niagara vive questa sorte, senza crucciarsi troppo delle faccende mediatiche. D’altronde la musica parla da sola, e lo aveva già fatto in occasione dell’esordio del duo, Otto, “top album” a queste latitudini perché, fra il pop beatlesiano, la folktronica, la psichedelia e le derive ambient, suonava come un gioiellino da esportazione.

E difatti la strada spianata non poteva che essere rosea, dal momento che Davide Tomat e Gabriele Ottino hanno optato per la via della coerenza, concependo un secondo lavoro, Don’t Take It Personally, sulla scia dell’esordio, ma con piccoli e significativi aggiustamenti. Innanzitutto il concept, che ci è sembrato di cogliere anche in molti altri artisti che mettono mano a tecnologie raffinate che poi finiscono col possederli: c’è un limite alla curiosità, alla sperimentazione, alla tecnologia? E se sì, come facciamo a conviverci o a farla convivere con la natura? Da queste domande sembra derivare, dunque, il senso a volte claustrofobico di questo disco, virato verso colori bristoliani, con un occhio al trip hop dei Massive Attack e l’altro all’IDM, magari di stampo Warp (Gonjasufi ha remixato il singolo Curry Box).

Questa natura, alla fine dei conti, viene sintetizzata in un trionfo di artificialità, come se la montagna di synth fosse solo un pretesto per tornare a parlare di terra, aria, acqua, fuoco. D’altronde – e le radici folktroniche (Notwist, Lali Puna) non mentono – se è vero che tutti i brani nascono con una componente acustica non indifferente, è vero anche che, giocoforza, la bilancia pesa dal lato della sperimentazione più creativa, sia essa di natura cibernetica (Speak & Spell, Popeye) o propriamente psichedelica. Se volessimo chiamare in causa dei nomi, dunque, dovremmo riferirci alla creatività scolorita degli Animal Collective, alle follie acrobatiche dei Beatles psych (Laes), alle suggestioni kraut dei Porcupine Tree, anche se gli episodi migliori emergono quando i due si avventurano sulla stessa strada percorsa dai These New Puritans, con un tocco di Radiohead (Curry Box) o TV On The Radio (Vanilla Cola).

Don’t Take It Personally, seppur in continuità e coerenza con il precedente Otto, rende i Niagara una delle realtà più interessanti del panorama elettronico italiano perché, nonostante le sperimentazioni e i macchinari utilizzati, resta un disco profondamente umano.

 

8 Settembre 2014
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