Recensioni

7.3

Ci sono voluti anni prima che Niccolò Fabi diventasse qualcos’altro rispetto a “quello di Capelli”. La canzone era stata premiata a Sanremo nel 1996 dalla critica nella categoria giovani e per qualche anno sarebbe stata la lettera scarlatta del riccioluto pariolino che cantilenava quel ritornello orecchiabile. Sarebbe andata in maniera diversa se all’Ariston fosse arrivata non quella hit radiofonica, ma Senza Capelli,  l’inedito che appare nella raccolta Diventi-Inventi 1997-2017. Era questa la versione primordiale del tormentone, una traccia dall’atmosfera cupa che Fabi regala ai suoi fan in occasione della pubblicazione del Greatest Hits che ripercorre 20 anni di carriera in doppio cd, cofanetto e vinile. Non una semplice raccolta, ma un best of suonato come un album in studio, assemblato non con il piglio del compendio ma con il tatto maniacale e autentico tipico di un preciso momento creativo.

Guardandosi indietro, Fabi ripesca primordiali provini e vecchi brani come prendendo coscienza dei ricordi. Va a raccoglierli, a volte quasi a reciderli, per reinnestarli su un nuovo terreno; che poi è quello dell’ultimo lavoro Una Somma di Piccole Cose, Targa Tenco al miglior album 2016. Un disco maturato durante un secret tour in solitaria nella provincia italiana nella primavera del 2015. Archiviata l’esperienza Il Padrone della festa, Fabi era salito sulla sua station wagon per concerti improvvisati ed estemporanei in piccoli locali. L’avrebbe poi suonato in un casale a Campagnaro tenendo ben presente For Emma, Forever Ago di Bon Iver. Un paesaggio da folksinger che tradisce giovanili innamoramenti dylaniani e youngiani, oltre che le ispirazioni casalinghe Battisti, Dalla, Edoardo Bennato. Un linguaggio elaborato nell’introspezione, in maniera vivipara lungo anni di carriera e che ora segna il sound della raccolta.

Questi pezzi sanno di legname e delle venature tardo-adolescenziali di Lasciarsi un giorno a Roma (Sanremo nel 1998), di quelle commedianti di Rosso o di quelle tragiche di Ecco, dedicata alla figlia Olivia scomparsa nel 2010 a causa di una meningite fulminante. Non mancano all’appello estratti dall’omonimo album Ecco, Targa Tenco 2013. E poi la canzone che segna un prima e un dopo nella carriera di Fabi: Costruire, del 2006, manifesto poetico-programmatico per diventare, crescere lentamente, coltivare. Una filosofia agricola, fiorita completamente nell’ultimo album ma innaffiata già nell’esordio da Il Giardiniere, che a mo’ di presentazione introduce la raccolta. Gli episodi che mancano sono invece Dica e Vento D’estate, Il Negozio di Antiquariato e Offeso. Probabilmente per rimorso, sicuramente per diversi motivi una dall’altra. Ma l’assente illustre è Vince chi molla, che lo stesso Fabi aveva detto in più occasioni essere il suo apice.

Si ha quindi l’impressione di entrare in un’atmosfera ben definita, come quella di un disco d’inediti. E allo stesso tempo si torna a quella leggerezza profondissima che è ormai un tratto riconoscibile del cantautore mainstream che rimarrà più di ogni altro negli anni a venire. Il miglior paroliere della scuola romana degli anni ’90, laureato in filologia romanza, e cresciuto suonando James Taylor in cameretta e i Police in una cover band. Visto l’annuncio di voler prendersi una pausa, Diventi-Inventi diventa una specie di punto e a capo nella carriera di Fabi. L’arrivederci arriverà in un’unica data romana al Palalottomatica il 26 novembre. Poi, ha detto, finirà il tempo di costruire e inizierà quello del divertimento. E forse di ripartire da qualcosa di completamente diverso. Tanto per dimostrare di essere un artista “e non un cespuglio”.

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