Recensioni

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Bella Union non si è lasciata scappare l’occasione di mettere sotto contratto i Pavo Pavo, il quintetto di Brooklyn che suona come se venisse da uno «scintillante futuro utopico». Young Narrator In The Breakers è un disco sinfonico ed elegante che tratta di ciò che si prova nel diventare adulti, e lo fa utilizzando i codici dell’ansia e dell’incanto, sviscerati in egual misura attraverso un’atmosfera sognante. Effettivamente il futuro dei Pavo Pavo è un presente parallelo in cui un pop vintage emerge dal passato e viene investito dal punto d’incontro di orchestrazioni cinematografiche e un art-pop che sa essere imprevedibile grazie a una tracklist molto eterogenea.

Se Ran Ran Run unisce scenari dreamy a cori beatlesiani, in Annie Hall l’ambientazione sembra proprio quella psichedelica della seconda parte di carriera dei Fab Four, mentre in Ruby (Let’s Buy the Bike) è il deserto a prevalere con vocalizzi e chitarre liquide alla Django Django prima maniera. Il quintetto è molto coeso, le voci di Eliza Bagg e Oliver Hill s’intrecciano alla perfezione sia quando rimangono sole a sorreggere il peso di arrangiamenti evocativi, sia quando vengono supportate dalle altre voci riverberate. Entrambi questi scenari e, soprattutto, l’alternarsi di momenti corali e fasi di domanda e risposta si ritrovano in Wiserway, dove il lato più sognante e meno rock dei Tame Impala viene risucchiato da un folk a tratti shoegaze. Altre volte invece sono i primi Arcade Fire e il folk dei Fleet Foxes ad essere rivisitati nei canoni stilistici alieni di questo Young Narrator In The Breakers, “marziano” soprattutto nella sua seconda metà, dove le atmosfere alienanti e oniriche alla Blackstar di David Bowie prendono il sopravvento.

Un ottimo lavoro, quello dei Pavo Pavo, collettivo che confeziona un LP di debutto elegante e profondo, un sogno ad occhi aperti a metà tra i Beach Boys e il chamber-pop.

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