• set
    29
    2014

Album

Folk Wisdom, Bad Panda Records

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Durante gli anni 2000, Populous è stato per Andrea Mangia l’output privilegiato di una (indie)elettronica post-Boards Of Canada che univa l’amore di sempre per l’hip hop a varie latitudini del pop, da quello strumentale sciolto nel glich e nel folk a quello tinto nella r’n’b e nello shoegaze.

Dai quadretti glitch dell’esordio Quipo, Andrea è passato alle fascinazioni folktroniche di Four Tet e all’abstract-hop di Prefuse 73 con Queue For Love, disco dove troviamo, tra gli altri, il cLOUDDEAD Dose One, la chitarra di Jukka Reverberi dei Giardini Di Mirò e una buona dose di personalità al servizio di una produzione floreale, gelatinosa, fatta di campionamenti (60s e 70s) e breakbeat. E’ poi arrivato Drawn In Basic, sempre via Morr, affondo nelle rotondità dell’indie (dream) pop e nei sintetizzatori di Raymond Scott, disco a doppia firma Populous e Short Stories (ovvero il newyorchese Michael McGuire) che battezzava anche un compiuto corso indie pop che proseguirà, negli anni Dieci, nei progetti Life & Limb (sempre con McGuire) e Girl With A Gun (con Matilde De Rubertis degli Studio Davoli).

In mezzo, c’è un album di remix, Drawn In Basic Remixed, cartina tornasole dei numerosi legami e apprezzamenti ricevuti dal producer (da Martyn a Opiate, fino ai ragazzi del Lower End Theory e della label Brainfeeder come Teebs, producer con il quale in ballo c’era più di un’idea di album), e un grosso imprevisto: un fermo obbligatorio che lo costringe a letto, ne prosciuga le energie, azzera contatti e la voglia di fare.

Quella di Night Safari, pubblicato a 6 anni da Drawn In Basic è dunque la storia di una rinascita artistica, oltre che di una riappropriazione profonda di una cifra stilistica radicata fin nell’infanzia. L’hip hop di sempre da astratto si è ingrossato di bassi e 808, i campionamenti, prima numerosi e provenienti dalla discoteca del padre, sono ora un portato pan-africano di un manipolo di producer italiani come Digi G’Alessio / Clap! Clap! e dj Khalab che già parlano, assieme al Nostro, di comunità, di scena autoctona. I sintetizzatori dalle spazialità warpiane passano alla psichedelia che va da quel James Holden che gli ha acceso la lampadina qualche anno fa all’ultimo, splendido, Caribou (Dead Sea).

Semplificando, potremmo dire che quest’album è la versione pop della future roots in bilico tra footwork, hip hop e dubstep di Tayi Bebba, anche se in verità è molto di più. Il singolo, Brasilia con il feat. dell’amico fraterno di Lecce, Giorgio Tuma, fan terminale degli Animal Collective, è puro (buon)depistaggio di una tracklist mai così eclettica, ricca di spunti e nondimeno emancipata dal campo sportivo dei facili rimandi. Il punto è farti girare bendato attorno al mondo tra una buona dose di ritmi esotici e qualche episodio concentrato sulla melodia, ciondolando, magari, sulle sponde americane di drum programming e sincopato in zona Mad Decent / Diplo (Quad Boogie con il feat di G’Alessio), oppure facendoti lievitare tra la Francia degli AIR e il j-pop, con la voce dreamy di Cuushe (Fall).

Con Night Safari, Andrea porta (e spezza) il lavoro di cesello che da sempre lo caratterizza a un nuovo livello. La tracklist rappresenta il frutto maturo sia di un gioco delle parti tra producer che puntano a un disegno più grande delle singole produzioni, sia a una progettualità personale coltivata lungo tutti questi anni. Il producer salentino, anche grazie al mastering di Twerk / Shawn Hatfield (che ha tenuto corposità sui bassi e dinamica nei suoni), ha saputo sintetizzare molteplici stimoli ed influenze non negando le proprie origini, un affare di ossessioni che vanno dalle produzioni di J Dilla, alla Stones Throw di Madlib, ai recenti ascolti dei Beat Konducta. Tutto si tiene. Egregiamente.

29 settembre 2014
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