• Ott
    14
    2016

Album

XL

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Dicevamo in sede di introduzione che Powell, da solo o in coppia con Jaime Williams su Diagonal Records, da un lustro abbondante dispensa con fare riduzionistico e beffardo un misto di no wave, post-punk, EBM e techno attraversati da una divertita dose di electro, Lo ha fatto finora con un certo tiro e un certo gusto, e già due anni fa quello che aveva da dire lo ha detto in un doppio album, Powell 11-14, che aveva il pregio di raccogliere quanto di buono fatto fino ad allora, tra dancefloor ed esperimenti border tali. Oggi, a distanza di due divertenti e divertite campagne marketing sui billboard (la prima era quella con la lettera di Albini, la seconda quella con la sua mail) con le quali ha messo in scena una comunanza di intenti tra trollaggio social, marketing e produzione, arriva questo Sport, che già dal titolo, dalle dichiarazioni (i meloni, le dichiarazioni casual sportive, lo store sul sito ufficiale, ecc…), dai video (la gara spacca angurie ultra lo-fi di Jonny) e da tutto un carteggio di risposte a chiunque lo abbia contattato ultimamente – tra cui anche il nostro Alessandro Pogliani – dice di un disco leggero, cazzone, sbracato, ronzante, fastidioso. In definitiva, un futuristico romanzo picaresco.

Dopo Insomniac dello scorso anno, con il debutto discografico Powell fa il salto definitivo e si rende protagonista di una autobiografica avventura che compie “azioni riprovevoli”, come rubare (al figlio di Aphex Twin i suoi nuovi mp3 caricati sul Soundcloud privato), stuprare (campioni e beat come se non ci fosse un domani) e uccidere (l’idea di post-punk come musica di rottura), per poi venir a patti con un mondo altrettanto crudele e spietato (abbiamo o no Guetta milionario? «Possono farlo tutti» non è la missiva più autentica del punk?) ed uscirne, infine, premiato da tutti come simpatico guascone («You can count on me in counterculture» migliore slogan del disco) che ha scherzato su tutta una tradizione di musiche serissime ed impegnatissime con sportivissimo humor ed utilizzando la metafora preferita oggi: la comunicazione e il suo sabotaggio.

Detto questo: Powell ha fatto un disco degno di nota, al netto dell’operazione a contorno che è finita per diventare la sua stessa musica? La cosa sembra non interessare né a lui né agli ascoltatori, ma Frankie e soprattutto Jonny potrebbero andare assolutamente bene come colonne sonore per i vostri bagni di sangue sui social, in alternativa ai Boston ascoltati dal padre di Kyle (quello di South Park) in versione internet troll. Anche perché i Jonny e i Frankie di questo disco potreste benissimo essere voi, i vostri amici e cari, come Sport potrebbe essere una sorta di 1/2 Gentlemen Not Beasts dell’electro-techno di oggi (peccato che non lo sia, però).

14 Ottobre 2016
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