Recensioni

Non c’è dubbio alcuno: la minimal synth-wave nella sue versione più dark e post industrial sta conoscendo una vera e propria rinnovata giovinezza, con sangue nuovo che scorre nei sintetizzatori. Nuovissime band ed etichette ormai spuntano come funghi: dai Keluar, sino ai Vólkova, passando per i Pure Ground e mille altre nascenti realtà, tra cui l’ottimo disco d’esordio di Te/DIS uscito nel 2014 per la monumentale label Galakthorrö di Mr e Mrs Arafna. Non farà fatica a trovare il suo spazio tra queste uscite Sable, disco d’esordio del progetto solista di William Maybelline, bassista e cantante dei Lebanon Hanover, famoso duo elettro-darkwave. Il lavoro esce il 28 maggio 2015 per la label italiana (ma con respiro internazionale) Avant! Records.
Chiariamo subito una cosa: non siamo in presenza (in questo, come in altri casi della scena) di un semplice revival di sonorità anni ’80. Chi ha orecchie e gusto per intendere, non mancherà di apprezzare i molti riferimenti storici e gli omaggi a una tradizione musicale che – bisogna sempre ricordarlo – è stata la vera e unica – assieme all’EBM originaria – colonna portante della musica elettronica (molto prima della techno di Detroit e della nascita dell’IDM). Si tratta di una musica che ha avuto il merito di sviscerare nel corso degli anni Ottanta e Novanta, molte intuizioni dei pionieri della musica Industrial, unendola ad una sensibilità dark post-Joy Division. In questo senso, c’è una continuità che ora finalmente riaffiora con uno stile rinnovato, con la giusta attitudine esistenziale e con il corretto rapporto con le macchine (non succube, alienante e spersonalizzato come avviene a volte nella techno e nell’IDM, ma conflittuale e passionale).
Sentendo il disco di Qual veniamo proiettati subito in una dimensione plumbea e scurissima (al pari di quanto avveniva con Comatic Drift di Te/DIS). Capiamo subito che l’immersione sarà totale e senza scampo fin dal brano d’esordio Sable, ma è con Spit On Me e la successiva Flay che le cose si fanno davvero cupe e interessanti: si rallenta la battuta e l’incedere si fa pesante e monolitico. Fantasmi EBM compaiono nell’ottima Benevolent Technologies, su cui si staglia l’ombra dei Clock DVA più cyberpunk. Ricordiamo, a tal proposito, che la scelta “minimale” di suonare con attrezzatura analogica per molti artisti di oggi non ha valore “nostalgico”, ma un significato profondo di rivolta contro il mondo postmoderno in declino e la sua alienazione digitale. Una giusta re/azione. Se O’ Ornate Spade si muove ancora in un classico ambito dark EBM old school (che qui si conclude con l’eco di una voce femminile), non mancano interessanti fughe in avanti come The Geometry Of Wounds, in cui, alla velocità delle macchine, fa da contraltare la lentezza del cantato baritonale del Nostro.
Ascoltando il lavoro viene in mente che Maybelline è stato l’elemento più duro e oscuro dei Lebanon Hanover, loro decisamente più leggeri e con un’attitudine più wave melodica che è presente in questo lavoro in un brano come Desolate Discotheque. Senza la voce di Larissa Iceglass a stemperare, la parte più drammatica di Maybelline viene fuori appieno con una passione romantica oltranzista e intransigente che si conclude con l’ottima Rip Doth Thy Scarlet Claws (una visione che ricorda i momenti migliori dell’ultimo The Soft Moon, Deeper).
Queste sono le parole con cui l’artista descrive il suo progetto: “Qual è una cupa e disperata visione racchiusa in una minacciosa torre nera di dolore (…) Secoli di dolore immersi in un’elettronica che palpita d’umana passione. Una richiesta d’aiuto”. Che la rivolta contro le alienazioni digitali del capitalismo contemporaneo passi anche da una forma di rinnovato esistenzialismo, una nuova e appassionata alleanza tra uomo e macchina lanciata in una disperata corsa al termine della notte?
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