Recensioni

7.5

Rabit, ovvero Eric Burton da Austin, e SD Laika, alias di Peter Runge da Milwaukee, erano i due ragazzi americani che gravitavano nella rete ultra-carbonara di etichette e producer che abbiamo analizzato nello speciale Back To Eskimo Jungle, una scena 2.0 internet based che a partire dal 2012 ha contribuito in modo determinante a spezzare le catene che legavano storicamente il grime a Londra, estendendone la geografia in una mappa di lontane ed improbabili periferie digitalmente interconnesse. A Dublino è nata la Glacial Sound di Paul Purcell, in Nuova Zelanda Epoch ha fondato la Egyptian Avenue, mentre all’interno della periferia allargata della capitale inglese gente come Mumdance, Logos, Visionist, Mr Mitch, Slackk esplorava, a sua volta, le origini del grande freddo wileyano nell’era dei social, di Soundcloud e di Kanye West.

Successivamente le carriere dei due Yankee sono proseguite in splendida specularità e progressiva emancipazione dai rispettivi contesti: SD Laika ha trovato ascolto presso la Lost Codes di Visionist, producer che ha combinato il lato astratto del suono di ghiaccio del Padre del grime con le concettuali visioni newyorchesi di Fatima Al Qadiri, Rabit ha invece stretto sodalizi sia con Purcell e la sua Glacial Sound, sia con la ricettiva Diskotopia, etichetta giapponese che già aveva pubblicato il citato Visionist ma anche Slackk. Entrambi poi sono finiti sulla Tri Angle di Robin Carolan che, a partire dal lavoro di Runge su Lost Codes, aveva compreso quanto questo magma di produzioni potesse rappresentare una nuova witch house per hacker informatici e cospirazioni NSA, oltre che una valida alternativa alle consolidate contaminazioni di area industrial della label.

La risposta di That’s Harakiri di SD Laika è dunque questo Communion, un album altrettanto sperimentale e coraggioso che marca in maniera altrettanto determinata la distanza dai purismi eski, per disegnare i contorni di una cifra stilistica piuttosto marcata. Anticipato da un buon EP di transizione sempre marchiato Tri Angle, Baptizm, che apriva a certo, scarnificato, hip hop, il debut del producer di Austin parte da postulati non lontani da quelli di Holly Herndon e Visionist, affrontando problematiche relative all’identità sessuale, alla proprietà dei nostri corpi, all’ingiustizia sociale e governativa e alle manipolazioni dei media, per esplorare un sound che, in una trentina di minuti, condensa il brutalismo analogico di Mumdance, il dettaglio e gli avvitamenti vertiginosi sui campioni in alta definizione della Herndon e il lato più glaciale e sintetico degli esordi. Citando la prima produzione di Rabit in assoluto, Terminator, da queste parti, Skynet ha senz’altro vinto e ciò che rimane è soltanto cieca violenza, prevaricazione ma soprattutto desolazione e solitudine. Un ottimo lavoro che sorprende e spiazza quanto i migliori lavori di Oneohtrix Point Never.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette