Recensioni

6.8

Da Carson Parks e Gaile Foote, passando per Johnny Cash e June Carter fino ad arrivare a Nick Cave e Kylie Minogue, i duetti hanno sempre goduto di quel fascino anomalo che ha reso “storici” alcuni di essi. Come nella Something Stupid di Parks Foote, l’interazione voce maschile/femminile è andata connotandosi nel tempo di un classicismo che pare essere giunto intatto fino ai giorni nostri. In Love Letter For Fire – album uscito con il marchio Sub Pop – Sam Beam (Iron&Wine) e Jesca Hoop fanno tesoro della lezione dei succitati artisti, rendendo concreto l’esperimento che li vede mescolare – su suggestioni soft-pop ed accenti marcatamente folk – due voci intense ed incredibilmente in sintonia.

A rendere affascinante la prova è l’interazione quasi naturale tra le due voci, costantemente impegnate in un dialogo serrato e a cuore aperto. Tutto ruota attorno ad un cinico sentimentalismo: si parla d’amore, eppure si rincorre la sua essenza effimera (Kiss Me Quick) – il suo bruciare senza preavviso – e lo si avverte ascoltando tredici tracce che suonano come brevi lettere da gettare in pasto ad un fuoco vivo. I due portano in scena il proprio background musicale: più votato al folk con punte di country-americana (One Way to Pray) per Beam, con accenti più orientati al pop per Jesca Hoop, colta in apertura (Welcome to Feeling) con un’orchestrazione in stile Björk che funge da spiazzante nota introduttiva al tema di Love Letter For Fire. Intorno a questo melting pot stilistico emerge l’estro dei due (sapientemente guidato dall’orecchio di Martin Tucker), che mette in fila tracce create apposta per funzionare nell’unico modo possibile: radiofoniche quanto basta, carezzevoli il giusto. C’è quel velo di malinconia che si riflette sui tempi di alcune ballate in chiave Damien Rice altezza (Valley Clouds) e ci sono sprazzi di Marissa Nadler (Soft Place to Land), passando per alcune interessanti intuizioni rintracciabili nei primissimi Mumford And Sons (Sailor to Siren).

Costantemente teso ad una ricerca di saldi equilibri, Love Letter For Fire convince per lo spessore qualitativo dei brani – sorretti dalla talentuosa band formata da Rob Burger, già attivo nel progetto Iron & Wine, Sebastian Steinberg (Soul Coughing, Fiona Apple), Teddy Rankin-Parker (Primus), Eyvind Kang (Decemberists/Tzadik and Ipecac labels) e Glenn Kotche (Wilco). Un disco che, nella sua semplicità, riesce a raccontare un tema così controverso come l’amore, mettendo – con suoni ed atmosfere sempre giuste e calibrate – d’accordo tutti. Sicuramente nulla di rivoluzionario, ma comunque un album degno di nota che non deluderà i cultori del genere.

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