• Gen
    22
    2016

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Matador

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La musica delle Savages è claustrofobica, asfissiante, pensieri in bianco e nero che corrono su un technicolor, parafrasando Sarah Kane. Le influenze letterarie e quelle cinematografiche del quartetto femminile fanno da collante perfetto tra ritmica, chitarre post-punk e una voce che richiama la più selvaggia Patti Smith. Tutto molto schietto, pochi fronzoli.

Il debutto Silence Yourself (2013) è stato osannato dalla critica e ha permesso alle ragazze di imbarcarsi in un tour mondiale documentato costantemente da foto dalla forte impronta Nouvelle Vague. La band si è guadagnata la nomination ai Mercury Prize, il diciannovesimo posto nella classifica di vendita del Regno Unito e una serie di partecipazioni ai festival musicali più importanti, Coachella in primis. Adore Life è un disco in cui alcuni aspetti del debutto vengono esaltati in una tensione perfetta: come la stessa front-woman Beth ha confessato, l’obiettivo della band era quello di scrivere le canzoni più rumorose di sempre. Nonostante questa premessa il secondo album delle Savages ha un’eleganza notevole, è un disco più ragionato del precedente, e questo molto probabilmente anche perché non è stato registrato in presa diretta ma ogni membro della band ha suonato individualmente le sue parti.

The Answer fa subito immergere l’ascoltatore nella dimensione Savages: post-punk nella sua accezione più pura, con una voce dalla forte identità a fare da catalizzatrice per un basso nevrotico, una chitarra affilata e una batteria incalzante. Per certi versi una formula trita e ritrita, ancora più “purista” delle scelte stilistiche degli Algiers, perché qui di black e soul non c’è traccia. E allora cos’è che rende le Savages così attraenti? No, non è un discorso di gender e nemmeno una meticolosa operazione di mercato, e ne sono dimostrazione i primi demo della band. La forza intrinseca delle Savages è la loro attitudine genuina e intellettuale, sono ragazze che hanno perfettamente in mente cosa esprimere e come, sia musicalmente che nei testi, e in questo fanno venire subito in mente la stessa genuina attitudine di alcuni gruppi della Factory come i Cabaret Voltaire, gli stessi Joy Division o i Durutti Column. Un’aura intellettuale, quella delle Savages, che però non si trasforma in barriera, ma anzi diventa un mezzo per veicolare al meglio un concetto estetico ben preciso, come faceva il buon Bowie. Non è un caso che proprio il Duca Bianco, assieme agli chansonnier francesi, sia stato spunto di riflessione per Jenny Beth per la teatralità delle performance live. È sempre la Beth a spiegare che il concept dietro Adore Life era parlare di un qualcosa di universale come l’amore, Dio e la condizione umana, senza cadere nei cliché. Il risultato è centrato in pieno, la stessa Adore è una tenera ballata, una molecola di calore in un oceano di ghiaccio che a volte pare ispirato dagli Swans. Le geometrie della batteria in Evil o la corposità del basso in Sad Person riportano alla mente la sessione ritmica dei primi Joy Division, quelli di An Ideal For Living, più rock e meno oscuri. Ci sono poi i ritmi accattivanti di Slowing Down The World e di Surrender in cui la sfrontatezza dei Fall e la ferocia granitica degli Shellac sono ancora più evidenti. Se da un lato T.I.W.I.G. è il brano più spinto del disco e diventa sublime nei rallentamenti e nelle pause con ri-partenze e cambi di ritmo coinvolgenti, When In Love mantiene un’eleganza alla A Certain Ratio. A Mechanics è affidato il compito di chiudere il disco: il decimo pezzo in tracklist è etereo, la voce della Beth (qui come non mai in piena grazia Patti Smith) emerge da una nebbia di riverberi, delay e feedback. Tutto il disco è pervaso da un rincorrersi di che dei Wire e della PJ Harvey di fine millennio.

Adore Life è la conferma che le Savages hanno stoffa da vendere. È un disco ancora più identificativo del primo perché rispecchia la compattezza concettuale e musicale della band. È una sorta di manifesto artistico in cui i sentimenti sono esasperati ma incastrati in geometrie fredde e oscure in cui talvolta fanno capolino raggi di luce. La forza delle Savages non è dire che il mondo fa schifo e rassegnarsi a questa realtà, la loro sfida è cercare qualcosa per cui valga la pena vivere in un mondo del genere, qualcosa che possa essere tangibile ma anche spirituale come l’amore, l’Universale o qualcosa che faccia confessare a qualsiasi essere umano di adorare la vita.

19 Gennaio 2016
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